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L’approvazione della delibera relativa all’aggiornamento, con specificazioni, dello schema di accordo con la società Campus X srl e la Società Mo.Re srl per la gestione della residenza condivisa temporanea nel comparto dell’ex Fonderia Corni a Modena, illustrata dall’assessora alle Politiche abitative e Piano Casa Francesca Maletti, è stata preceduta da un dibattito aperto da Fratelli d’Italia, con Luca Negrini che ha avviato l'intervento manifestando disappunto per la decisione della Conferenza dei Capigruppo di non accogliere la richiesta di osservare un minuto di silenzio in memoria dell’attivista statunitense Charlie Kirk. Nel merito della delibera, il capogruppo ha parlato della necessità di riconoscere al Governo il merito dei fondi Pnrr utilizzati nel progetto (“cosa che il centrosinistra tende a dimenticare”). Negrini ha quindi attribuito l’attuale emergenza abitativa alle scelte delle precedenti amministrazioni, ritenendo “insufficiente” come misura il continuo richiamo al riutilizzo di immobili sfitti. A suo avviso, è necessario quindi ampliare concretamente l’offerta, anche superando "questioni ideologiche" su temi come il consumo di suolo. Dario Franco ha riconosciuto alcuni aspetti positivi della delibera, tra cui la risposta, “seppur parziale”, al bisogno di alloggi per studenti e l’investimento privato. Ha però evidenziato diverse criticità: la convivenza forzata tra studenti e lavoratori, le carenze del trasporto pubblico nella zona ex Corni, distante dalle sedi universitarie, e i dubbi sulla sicurezza e sull’efficacia della figura del community manager. Ha infine sottolineato che, senza il contributo ministeriale, il progetto avrebbe comportato costi insostenibili, rischiando di rimanere inutilizzato. Elisa Rossini ha ribadito come il progetto non possa essere considerato una vera residenza universitaria, “ma piuttosto una struttura temporanea condivisa da utenti con esigenze eterogenee e progetti di vita differenti”. Ha quindi sottolineato che tale ambiguità (“più volte segnalata dal gruppo fin dalle prime fasi”) rappresenta una delle principali criticità rimaste inascoltate. Per la consigliera, quindi, l’intervento risulta “poco definito e non adeguato alle reali necessità degli studenti”, che dovrebbero poter contare su spazi pensati per favorire studio, confronto e vita universitaria.
Maria Grazia Modena (Modena per Modena) ha rilanciato la proposta (“in passato avanzata e poi respinta”) di realizzare un campus universitario nell’area dell’Ottavo Campale “con spazi dedicati esclusivamente agli studenti, comprensivi di alloggi, servizi, mense e strutture sportive”. La consigliera ha parlato di un modello ispirato all’esperienza anglosassone, ritenuto più funzionale “rispetto all’attuale impostazione diffusa dell’università in città”. Per Modena, quindi, una simile soluzione, collocata in prossimità delle principali sedi universitarie, potrebbe rappresentare un elemento di forte attrattività per la città.
Motivando il voto di astensione, Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha espresso perplessità sulla chiarezza del progetto, ritenuto “troppo generico e caratterizzato da una convivenza forzata tra utenti con esigenze e stili di vita molto differenti”. Pur non escludendo la possibilità di residenze miste, ha sottolineato l’importanza di una maggiore coerenza nella destinazione d’uso. Bertoldi ha quindi considerato insufficiente la sola presenza di un community manager per garantire l’equilibrio interno, auspicando invece “scelte più coraggiose”, per evitare criticità gestionali difficili da affrontare in futuro. In conclusione, il consigliere si è soffermato sul ruolo di Agenzia Casa: “È uno strumento prezioso, da potenziare, per mettere insieme domande e offerta”.
Per il Pd, Gianluca Fanti ha espresso un giudizio positivo sulle modifiche introdotte, ritenute “migliorative e orientate a dare risposta alla crescente domanda abitativa, in particolare da parte degli studenti fuori sede”. Ha riconosciuto come i costi restino elevati, seppur inferiori a quelli del mercato libero, e ha sottolineato l’impegno della Regione Emilia-Romagna, negli ultimi anni, nel garantire l’accesso agli alloggi universitari. Infine, il consigliere si è soffermato sulla sperimentazione a Modena circa l’ampliamento della platea dei beneficiari dei servizi ER.GO, ribadendo l’importanza di proseguire un’azione condivisa tra pubblico e privato per sostenere l’attrattività della città. Vincenza Carriero ha precisato che la delibera non fa riferimento a uno studentato, ma descrive “chiaramente” una struttura destinata a diverse figure del mondo universitario, tra cui studenti, dottorandi, ricercatori e docenti. Ha perciò evidenziato come l’obiettivo sia favorire l’incontro tra categorie differenti, promuovendo spazi di socializzazione inclusivi. Ha inoltre sottolineato che l’esperienza di Campus X non ha finora restituito elementi negativi e che “l’offerta di alloggi a prezzi calmierati rappresenta un contributo concreto all’attrattività della città”. Alberto Bignardi ha invitato a non considerare il voto sulla delibera come un atto meramente tecnico, ma come una risposta, seppur parziale, a una crisi abitativa senza precedenti. Ha criticato l’assenza di un piano strutturale da parte del Governo, sottolineando come siano spesso gli enti locali a farsi carico, con risorse limitate, delle emergenze sociali. Ha pertanto definito il progetto “un segnale concreto, che deve rappresentare l’avvio di una politica sistemica e non un’eccezione”, ribadendo la necessità di investimenti significativi nell’edilizia pubblica per garantire il diritto alla casa. Diego Lenzini ha definito la delibera “un ulteriore passo avanti nella risposta alla complessa situazione abitativa cittadina che riguarda, in realtà, tutto il Paese”. Il capogruppo ha quindi parlato di “mistificazione della realtà” da parte delle opposizioni, riferendosi sia ai fondi Pnrr (“che non provengono da questo Governo”) sia agli immobili sfitti (“erano proprio le opposizioni a chiedere anni fa politiche di recupero”). Lenzini ha quindi sottolineato che nessuna misura da sola risolve il problema, che richiede interventi coordinati e progettualità a lungo termine, auspicando proposte concrete anche dall’opposizione.
Paolo Ballestrazzi (Pri – Azione) ha sottolineato il valore della delibera “che non risolve certo il problema abitativo a Modena, ma rappresenta comunque una risposta a un problema diffuso a livello europeo”.
Martino Abrate (Avs) ha definito la delibera pragmatica e “una risposta positiva ai bisogni abitativi dei cittadini”. Il consigliere si è quindi soffermato sull’operato dell’Amministrazione comunale che anche attraverso il rilancio di Agenzia Casa punta ad affrontare un problema complesso come quello abitativo. Il capogruppo, poi, si è focalizzato sul tema degli appartamenti sfitti emerso dal dibattito, sostenendo “la visione di una città in cui la proprietà privata viene sì salvaguardata, ma in un’ottica di condivisione”.
L’assessora Francesca Maletti ha ribadito la centralità del tema abitativo, aggravato dall’assenza di un piano nazionale “e sempre più evidente anche tra fasce non tradizionalmente fragili, come rilevato dallo sportello Abitare”. Ha perciò sottolineato che il bisogno abitativo riguarda sia la quantità sia la qualità dell’offerta, riconoscendo i temi sollevati nel dibattito riguardanti la distanza dalle sedi universitarie, i trasporti e la sicurezza. Maletti ha però precisato che “la struttura non ospiterà persone in difficoltà sociale, bensì studenti, lavoratori e utenti degli affitti brevi”, sottolineando, infine, che il community manager sarà una figura di supporto alla convivenza e non di controllo.
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Ultimo aggiornamento: 15-09-2025, 18:09