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Le interrogazioni di Elisa Rossini (Fratelli d’Italia) e Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia), incentrate sulla concessione dei locali di via Spontini all’associazione Sylhety, a cui ha risposto il sindaco Massimo Mezzetti, sono state trasformate in interpellanza.

Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha espresso forti perplessità sulla natura dei centri di preghiera, sostenendo che si tratta spesso di moschee non dichiarate con potenziali rischi di radicalizzazione. Ha affermato che “un luogo di culto è tale se adibito in modo continuativo a funzioni religiose”, e che in questi casi sarebbe necessario un controllo più stringente. Ha quindi sostenuto che l’Islam “è l’unica religione che ha deciso di non fare un’intesa con lo Stato italiano poiché, oltre a essere una confessione, è anche un sistema politico che prevede, là dove possibile, di imporre la legge islamica con una serie di aspetti incompatibili con la nostra Costituzione, soprattutto in riferimento alla libertà delle donne”.

Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha sottolineato che non è in discussione la libertà religiosa, tutelata dalla Costituzione, quanto piuttosto la natura effettiva del luogo assegnato, soffermandosi sulle molteplici funzioni di una moschea (“luogo non solo di culto, ma anche di decisioni sociali, culturali e politiche”). Il consigliere ha quindi evidenziato che la questione principale riguarda la necessità di trasparenza e rispetto delle regole (“e la concessione dei locali prima della sottoscrizione della convenzione non va esattamente in questa direzione”). Ha infine espresso perplessità sulle modalità con cui il Comune gestisce i rapporti con la comunità islamica, citando come esempio l’inaugurazione dello spazio avvenuta, a suo dire, senza un’adeguata informazione alla cittadinanza.

Per il Pd, Luca Barbari ha definito legittima e positiva l’assegnazione dei locali, sottolineando il valore dell’associazione attiva in iniziative di inclusione e coesione sociale. Ha evidenziato come l’organizzazione promuova corsi di lingua italiana, doposcuola per bambini e attività culturali che rientrano tra le finalità di interesse pubblico previste dal regolamento comunale, a giustificazione anche della riduzione del canone deliberata dalla Giunta. Federica Di Padova ha precisato che l’Islam non è l’unica religione con cui lo Stato italiano non ha ancora stipulato un’intesa, “e che le motivazioni vanno ricercate nella complessità strutturale di questa religione”. La consigliera ha quindi criticato la tendenza a percepire l’Islam come fenomeno esclusivamente arabo, mentre si tratta, a suo avviso, anche di “un fatto europeo” che merita riconoscimento. Ha infine invitato a una riflessione più coerente sul tema dei diritti delle donne: “Siamo spesso più bravi a esigerli dagli altri che non a praticarli costantemente”.

Martino Abrate (Avs) ha richiamato l’attenzione sulla situazione del Bangladesh, ricordando che Amnesty International ha chiesto al Governo la sua esclusione dall’elenco dei Paesi sicuri, a causa di gravi e diffuse violazioni dei diritti umani. Ha evidenziato come la comunità di cui si discute provenga da quella realtà e come l’obiettivo debba essere un’integrazione reale, che favorisca la partecipazione alla vita sociale ed economica del Paese. Ha sottolineato quindi l’impegno dell’associazione nell’offrire percorsi di inclusione, con progetti rivolti a bambini, donne e all’insegnamento della lingua italiana, elemento fondamentale per favorire autonomia e contrastare modelli culturali discriminatori.

Rossini, in replica, si è dichiarata insoddisfatta della risposta ricevuta, contestando la legittimità della riduzione del canone concessa all’associazione (“lo svolgimento di attività religiose non rientra tra quelle soggette a riduzioni”), e precisando che l’interrogazione nasce a seguito delle dichiarazioni della vicesindaca incentrate sulla struttura della delibera che consentirebbe di pregare evitando la necessità di richiedere autorizzazioni alla Prefettura: “Il punto è questo – ha sottolineato la consigliera – non la libertà religiosa, ma il rispetto delle regole”, sostenendo che l’Amministrazione privilegerebbe i diritti ai doveri, trascurando il principio di legalità alla base della convivenza civile.

In replica, Giacobazzi ha chiarito di non voler strumentalizzare la vicenda per motivi religiosi, sottolineando che il nodo riguarda il diritto alla moschea (“tema discusso e discutibile”). Il consigliere ha quindi evidenziato la necessità di identificare la realtà di via Spontini in una delle quattro categorie riconosciute dalla giurisprudenza (centro islamico, moschea, musalla o moschea nascosta), sottolineando la necessità, qualora ricadesse in uno di questi contesti, di procedere con una comunicazione alla Prefettura.

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Ultimo aggiornamento: 30-09-2025, 15:09