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L’interrogazione di Elisa Rossini (FdI) sullo stato di attuazione del decreto-legge “Caivano” negli istituti di Modena, a cui ha risposto l’assessora alle Politiche educative Federica Venturelli, è stata trasformata in interpellanza, generando un dibattito aperto da  Laura Ferrari (Avs) che ha definito gli IeFP “canali formativi orientati al saper fare”, fondamentali per intercettare studenti in difficoltà nei percorsi scolastici tradizionali e offrire loro opportunità dignitose e qualificanti, sottolineando anche il loro ruolo come “antidoto forte” rispetto a fenomeni di microcriminalità. Ha evidenziato come questi percorsi, costruiti sui fabbisogni dei territori, richiedano un “impegno proattivo” per una diffusione più capillare. La consigliera ha poi definito il protocollo promosso dal Comune “uno strumento concreto” soprattutto sul versante preventivo, perché consente di comprendere le cause delle assenze e intervenire prima della fase sanzionatoria, accompagnando studenti e famiglie.

Federica Di Padova (Pd) ha rimarcato la necessità di un approccio integrato e non solo repressivo al fenomeno della dispersione, evidenziando come fragilità e ritiro sociale emergano già in fasi precoci e vadano affrontati attivando l’intera comunità educante, con l’orientamento come leva centrale di prevenzione. La consigliera si è poi soffermata sui “limiti” del “Decreto Caivano”, richiamando il rischio di “criminalizzare il disagio”, e ha posto l’attenzione sulla dispersione implicita, definita “il vero dramma” delle realtà più avanzate, dove gli studenti, pur frequentando, non acquisiscono competenze adeguate.

Grazia Baracchi (Spazio democratico) ha sottolineato l’importanza di affiancare alle misure del decreto-legge politiche di prevenzione “capaci di intercettare precocemente i bisogni di ragazzi e famiglie a rischio”. Ha richiamato il valore dei finanziamenti degli ultimi anni, che hanno consentito alle scuole di attivare percorsi integrati e attività come i laboratori teatrali, utili a mantenere il legame con gli studenti “anche oltre la didattica”. Ha evidenziato però il progressivo esaurimento di queste risorse, auspicando la continuità di investimenti – a partire anche dalla fascia 0-6 e dai fondi Pnrr – per sostenere un approccio integrato e opportunità educative di qualità.

Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha valutato positivamente il protocollo come applicazione del “Decreto Caivano”, pur rilevando un ritardo nella sua attuazione. Ha sottolineato che il nuovo sistema di segnalazioni consente oggi di intervenire in modo più efficace su un fenomeno grave, anche per i rischi presenti fuori dalla scuola, evidenziando come la dispersione sia una sfida che riguarda non solo l’istituzione scolastica, ma l’intera società, spesso incline a considerare la scuola come un “parcheggio” più che un luogo di valorizzazione dei ragazzi. Centrale, infine, il coinvolgimento delle famiglie, ritenuto decisivo per l’efficacia delle azioni di prevenzione.

In replica, Elisa Rossini (FdI) si è detta parzialmente soddisfatta, esprimendo apprezzamento per l’attuazione del “Decreto Caivano” e per il protocollo, ritenuto coerente con l’obiettivo della normativa di mettere in relazione scuola e amministrazione per far emergere situazioni di fragilità, “anche oltre l’aspetto sanzionatorio”. Più critica, invece, rispetto all’attuazione dell’ordine del giorno provinciale. A questo proposito, ha richiamato positivamente l’esperienza del Patto per la scuola dell’Unione Terre d’Argine come modello più strutturato e preventivo, che interviene già dalla scuola dell’infanzia e con il coinvolgimento degli enti professionali: “Auspichiamo che il futuro accordo di rete possa svilupparsi in questa direzione più ampia”.

Pur riconoscendone le ricadute sul territorio, l’assessora Federica Venturelli ha chiarito, in replica, che la mozione richiamata è di livello provinciale, evidenziando l’autonomia e le competenze dei diversi enti. Ha ribadito quindi che il protocollo non sostituisce il decreto-legge, ma ne rappresenta un’attuazione rafforzata sul piano preventivo. Per questo, ha spiegato, “si è scelto di costruire uno strumento condiviso che metta in rete l’intera comunità educante per il benessere dei ragazzi, anche a costo di tempi più lunghi di elaborazione, necessari per il coinvolgimento di tutte le istituzioni”. Ha infine ribadito l’importanza di un approccio integrato e della qualità dell’offerta educativa, anche per contrastare la dispersione implicita, auspicando politiche nazionali che rafforzino la didattica senza ridurre il tempo scuola.

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Ultimo aggiornamento: 14-04-2026, 10:04