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L’approvazione della mozione presentata da Pd, Avs, M5s, Spazio democratico, Pri-Azione e Modena civica, incentrata sulla valorizzazione delle donne modenesi nella ricostruzione democratica, è stata anticipata da un lungo dibattito.

Per Fratelli d’Italia, Elisa Rossini ha parlato di narrazione “a senso unico”, concentrata solo su una parte della storia e incapace di restituire la complessità del percorso democratico, richiamando anche il mancato riferimento all'attuale prima presidente del Consiglio donna del Paese come esempio di evoluzione recente non valorizzata: “Non ci si può concentrare solo sui primi anni, ma occorre raccontare tutti gli 80 anni di storia, con luci e ombre”. La consigliera ha quindi rivendicato una lettura più ampia e pluralista della storia, che includa tutte le esperienze e favorisca lo sviluppo di un pensiero critico e libero nelle giovani generazioni. Luca Negrini ha definito la mozione “sbilanciata”, sostenendo che “non racconta tutta la realtà dei fatti”, offrendo un “messaggio distorto per metà”. Ha parlato di un’attenzione “a fasi alterne” sul tema delle donne, richiamando anche lui il mancato riferimento alla prima presidente del Consiglio donna come fatto storico non citato e parlando di una narrazione non completa. Il capogruppo, quindi, ha affermato che “non esistono donne di serie A e di serie B” e che il rispetto deve valere per tutte. Per Ferdinando Pulitanò la mozione trasforma “un pezzo di storia della nostra Repubblica in una narrazione partigiana e di parte ideologicamente orientata”. Ha definito quindi il documento “monco”, perché non ricostruisce l’intero percorso dell’emancipazione femminile e omette passaggi e figure successive. Ha quindi invitato a una lettura più completa, sostenendo che una celebrazione rischia di perdere significato se non tiene insieme tutti gli elementi della storia.

Motivando il voto a favore, Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha riconosciuto elementi positivi della mozione, ritenendo però l’impostazione iniziale del documento parziale, evidenziando la necessità di “ampliare la visione, considerando l’impegno politico e femminile di tutte le culture politiche”. Soffermandosi quindi sull’emendamento, ha parlato di modifica che “riequilibra” l’atto, “perché dà maggiore spazio a una storia importante, quella dell’area socialista nell’ambito della protezione della donna e della promozione dei suoi diritti”. 

Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha richiamato il voto alle donne come “tappa importante nel raggiungimento dei pieni diritti politici”, invitando però a mantenere un dibattito più alto e a evitare semplificazioni. Ha sottolineato la necessità di “riprendere tutta la storia e riconoscerla nelle sue complessità”, evidenziando che percorsi non lineare, fatti di avanzamenti e arretramenti. Ha quindi proposto una rilettura critica delle esperienze politiche del passato, pur riconoscendo il contributo di diverse forze.

Per il Pd, Lucia Connola ha sostenuto come il primo voto delle donne “non sia soltanto una pagina di storia, ma qualcosa che riguarda direttamente chi siamo oggi, come comunità e come istituzioni”, evidenziando il ruolo determinante avuto nell’ampliare la partecipazione democratica. Ha quindi ribadito la necessità di valorizzare questa eredità con azioni concrete, affinché la memoria “non resti solo commemorazione, ma diventi conoscenza diffusa, partecipazione ed educazione civica”, con particolare attenzione al coinvolgimento delle giovani generazioni. Alberto Bignardi ha definito la mozione un atto “non ideologico ma storico”, che richiama un passaggio fondativo della democrazia, precisando che ricordare l’apporto delle donne a quella stagione significa “valorizzare qualcosa di non ancora pienamente riconosciuto”. Ha quindi ribadito che il lavoro sulla memoria, dalla toponomastica al coinvolgimento delle giovani generazioni, rappresenta un atto politico nel senso più alto, legato alla difesa e al rafforzamento della partecipazione e dell’uguaglianza. Per Stefano Manicardi la mozione rappresenta una prosecuzione delle riflessioni sul secondo dopoguerra a Modena, chiarendo che il documento si concentra su quel periodo storico e “non ha la volontà di censurare o nascondere quello che è venuto dopo”. Ha inoltre evidenziato la necessità di un cambiamento culturale sul rispetto delle donne, prendendo le distanze da episodi e linguaggi offensivi, e ribadendo la condanna di ogni forma di attacco personale, indipendentemente dall’appartenenza politica. Federica Di Padova ha difeso l’impostazione della mozione chiarendo che si focalizza sull’ottantesimo anniversario del primo voto delle donne. Per la consigliera l’obiettivo è “ricordare un evento che quest’anno ha un valore molto importante”, respingendo le critiche di omissione e sottolineando che non si tratta di ricostruire tutta la storia successiva, ma di valorizzare un passaggio fondativo della democrazia. Per Diego Lenzini la mozione ricorda un passaggio storico in cui il Paese avviava un “nuovo inizio”, con il voto alle donne come parte di un cambiamento profondo e non scontato. Ha sottolineato che quella conquista ha innescato un percorso ancora aperto, ribadendo che “memoria non è solo ricordare, ma è farsi carico di quello che è successo”, e che da lì nasce un impegno quotidiano nel portare avanti diritti e uguaglianza. Ha inoltre respinto le accuse di silenzi, rivendicando le prese di posizione del proprio gruppo contro episodi e linguaggi discriminatori.

Per Avs, Laura Ferrari ha respinto le critiche di parzialità del documento, chiarendo che la scelta di valorizzare alcune esperienze “non è un discorso di appartenenza politica, ma di valori che vogliamo evidenziare e portare avanti”. Ha quindi sottolineato in particolare la proposta di dedicare uno spazio pubblico alle Madri Costituenti, definendola “una bella opportunità per far conoscere la storia in versione femminile della Costituente”, anche in raccordo con un’iniziativa nazionale promossa dal suo schieramento. Martino Abrate ha chiarito che la mozione si sofferma su un momento storico che ha sancito “il passaggio delle donne da suddite a cittadine a pieno titolo”, senza la pretesa di ricostruire tutte le fasi successive. Per il capogruppo, si tratta di valorizzare il contributo delle donne “alla ricostruzione democratica e alla nascita della Repubblica”, non di una parte politica, ribadendo che la parità di genere “non è ancora raggiunta” e che la mozione vuole “unire e non dividere”, promuovendo percorsi di memoria e consapevolezza rivolti anche alle giovani generazioni.

Per Giovanni Silingardi (M5s) la scelta di concentrarsi sulle origini della Repubblica è coerente con l’obiettivo di valorizzare quel passaggio come momento fondativo del protagonismo femminile. Ha chiarito che il testo “non ha la pretesa di ricostruire tutti gli 80 anni, ma di fissare alcuni valori di riferimento”, sottolineando la continuità tra Resistenza e partecipazione politica delle donne. Ha inoltre condiviso l’esigenza di valorizzare maggiormente la presenza femminile nello spazio pubblico, a partire dalla toponomastica, e ha richiamato l’attualità del tema, evidenziando come la piena parità sia ancora un obiettivo non raggiunto.

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Ultimo aggiornamento: 15-04-2026, 12:04