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L’approvazione della delibera sulle manifestazioni di interesse per l’attuazione del Piano urbanistico generale (Pug) e della mozione dedicata allo stesso tema è stata anticipata da un lungo dibattito aperto ieri, lunedì 27 aprile, da Maria Grazia Modena (Modena per Modena) che ha evidenziato una distanza tra principi e attuazione, affermando una “scarsa o nulla applicabilità delle misure e la mancanza di iniziative capaci di incidere davvero”. Ha individuato il nodo nella crisi dell’urbanistica, definita “complessa, caotica e inadeguata”, e nella difficoltà di governare trasformazioni sociali come la crescita delle famiglie mononucleari e la “stasi demografica”. Ha descritto una città frammentata, con “divisioni difficili da cucire tra centro e periferia”, richiamando la necessità di “scelte più coraggiose”.
Elisa Rossini (FdI) ha sottolineato come i proponenti dovessero presentare diversi documenti, “tra cui il quadro economico, ma nella delibera si legge che non è stato ancora valutato”, elemento che “ci lascia perplessi” e che rappresenta, a suo avviso, una criticità rilevante. Pur riconoscendo la complessità della normativa regionale e del lavoro di uffici e Giunta, ha citato casi specifici, come l’ex Borsa Merci, dove “manca l’indicazione delle risorse per il recupero”, avanzando il dubbio che alcune proposte non siano state escluse “per evitare che l’avviso pubblico finisse per rivelarsi un nulla di fatto”. Luca Negrini ha sostenuto che “davanti alle manifestazioni di interesse si è sempre al solito punto”, attribuendo le difficoltà sia a un “regolamento stringente” sia alle dinamiche della maggioranza. Ha criticato l’assetto politico, affermando che “Avs porta avanti le sue battaglie” e “il Pd limita i margini d’azione”, con ricadute anche sulle imprese. In merito alla mozione, ha parlato di “schema ricorrente” e di un’impostazione che rischia di interferire con le dinamiche dei progetti, denunciando una “distanza tra maggioranza e interessi dei cittadini”.
Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha definito questa fase “preliminare”, sostenendo che “è difficile dire se i progetti troveranno effettiva realizzazione e questo impedisce di dare un giudizio unitario”. Ha evidenziato una valutazione disomogenea, segnalando casi con “beneficio pubblico inesistente”, come via Cherubini, e altri più condivisibili ma incerti nella fattibilità, come la ciclabile su via Mazzoni, chiedendosi: “Sarà attuabile?”. Ha concluso ribadendo l’incertezza complessiva dei progetti, a partire dai “quadri economici”, giudicati “insufficientemente definiti”.
Martino Abrate (Avs) ha indicato come centrale il mantenimento del percorso partecipativo “da riprendere e rilanciare” nella fase negoziale. Ha valutato positivamente la coerenza con il Pug e i criteri di beneficio pubblico, in particolare Ers e verde urbano, richiamando la necessità di “alloggi a prezzi calmierati”. Ha però segnalato criticità su ipotetiche nuove funzioni commerciali e posto l’accento sulla necessità di indirizzare la progettualità di alcune aree “per farne polmoni verdi”. In conclusione, ha richiamato la necessità di una regia comunale complessiva nell’opera di rigenerazione. Anche Laura Ferrari ha affermato che le scelte prese “ridisegnano la città” e vanno valutate su “diritto alla casa, al verde e alla mobilità sostenibile”. Ha richiamato la necessità di leggere l’impatto sui quartieri, indicando le connessioni urbane come priorità e sostenendo interventi su aree degradate, come quella in strada Albareto, con il conseguente rafforzamento della mobilità dolce e del verde. La consigliera ha concluso chiedendo continuità nella partecipazione per garantire risposte ai bisogni dei quartieri.
Gianluca Fanti (Pd) ha ricostruito il percorso dell’avviso pubblico e del processo partecipativo “Sei la mia città”, con tante proposte raccolte tra laboratori e piattaforme digitali, finalizzate alla rigenerazione di aree dismesse e fragilità urbane. Ha ribadito che l’obiettivo è “assenza di consumo di suolo, più verde e più alloggi per chi non regge il mercato libero”, e che il Consiglio deve valutare “la congruità del beneficio pubblico” nei singoli interventi, orientando la fase negoziale. Ha indicato come priorità casa, verde e mobilità sostenibile, sottolineando il valore delle vendite a prezzi calmierati per giovani famiglie. Alberto Bignardi ha indicato il “beneficio pubblico reale” come criterio fondamentale e posto al centro la questione casa, richiamando la “tensione reale per giovani e famiglie”. Il consigliere ha evidenziato che le trasformazioni incidono sull’“equilibrio economico dei quartieri” e non sono mai neutre, mentre su mobilità e sostenibilità ha chiesto ulteriori approfondimenti “per una città più coerente con gli obiettivi ambientali”. Ha infine richiamato il ruolo del Consiglio nel definire indirizzi tra pubblico e privato, legando la rigenerazione a “qualità, equilibrio e responsabilità”. Diego Lenzini ha definito le aree interessate “zone delicate e di grande interesse”, sostenendo che la rigenerazione è “un obiettivo bipartisan” e che la delibera crea le condizioni per nuove convergenze. Ha richiamato il ruolo del piano urbanistico e della legge regionale, sottolineando il contributo dei privati “con intento di guadagno ma anche di beneficio pubblico” e una visione di “edilizia diversa”. Ha indicato accordi operativi e manifestazioni di interesse come strumenti per dare un indirizzo unitario, ribadendo che “i progetti non sono perfetti ma migliorabili” e che il percorso “non si chiude oggi ma si avvia”. Fabio Poggi ha contestato alcune conclusioni critiche, sostenendo che il percorso mostra un miglioramento progressivo grazie al lavoro congiunto di “privati, uffici e Giunta”. Ha affermato che l’impatto si misurerà “quando gli accordi produrranno benefici concreti” e che la negoziazione tra politica e tecnica è centrale nel Pug. Ha riconosciuto criticità su fattibilità e beneficio pubblico, ma ha ribadito il ruolo della politica nell’integrare i progetti. Ha indicato tre priorità: attenzione al commercio esistente, rafforzamento dell’Ers e chiarezza verso i cittadini, definendo il percorso “lungo e complesso ma avviato”.
Giovanni Silingardi (M5s) ha detto che la delibera rappresenta “la prova della chiarezza della strategia e della visione” dell’Amministrazione, interpretando la città come “un ecosistema in trasformazione permanente” da governare attraverso rigenerazione urbana e urbanistica partecipata. Il consigliere ha richiamato i criteri di interesse pubblico, tra cui Ers, infrastrutture verdi e transizione ecologica, sottolineando che “si crea il perimetro entro cui trasformare la città per restituire beneficio alla comunità”. Il consigliere ha concluso sottolineando “la necessità di una regia pubblica forte”, per garantire consumo di suolo zero e interesse collettivo.
In conclusione, l’assessora a Urbanistica ed Edilizia del Comune di Modena Carla Ferrari ha chiarito che l’avviso pubblico non richiedeva “progetti dettagliati”, ma “una progettazione di massima” perché l’obiettivo era raccogliere “idee e visioni, non progetti esecutivi”. Sui quadri economici ha ribadito che, non trattandosi di una gara, non era necessario un dettaglio puntuale dei costi, spiegando che il percorso prevede una fase successiva con scadenze e accordi operativi, in cui gli elementi dovranno essere dettagliati e formalizzati, mentre l’atto attuale rappresenta un “ok a procedere” alla fase negoziale prevista dalla legge.
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Ultimo aggiornamento: 28-04-2026, 11:04