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La memoria della Liberazione passa anche dalle storie intime, da quelle vite marginali e spesso dimenticate che attraversano la grande storia senza lasciare tracce nei manuali. Martedì 21 aprile, alla biblioteca Rotonda, è proprio una di queste storie a prendere voce, in un appuntamento che si inserisce nel calendario delle iniziative per l’81° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Un programma ampio e diffuso, promosso dal Comune di Modena insieme al Comitato per la storia e le memorie del Novecento e a una rete di associazioni e istituzioni culturali, che sceglie di raccontare la Resistenza anche attraverso la letteratura e le narrazioni personali.

Alle 17.45, negli spazi di via Casalegno 42, viene presentato “Quando i fiori avranno tempo per me”, il romanzo di Sara Gambazza pubblicato da Longanesi nel 2025, un’opera che si distingue per la sua intensità emotiva e per la capacità di restituire, con una prosa evocativa e senza concessioni, il clima di un’Italia segnata dalla povertà e dalla violenza degli anni Venti. L’autrice dialoga con Elena Monari dell’Istituto storico di Modena, accompagnando il pubblico dentro una vicenda che lega insieme dimensione privata e contesto storico, restituendo uno sguardo originale su uno dei periodi più oscuri del Novecento.

Il romanzo si muove tra le strade dell’Oltretorrente di Parma a partire dal 1922, negli anni dell’ascesa del fascismo, quando la violenza squadrista, il culto della forza e l’arroganza del potere si insinuano nella vita quotidiana delle persone. In questo scenario si colloca la storia di Anita, una madre disposta a tutto pur di proteggere le sue figlie, anche a vendere il proprio corpo per garantire loro un futuro. Accanto a lei, altre figure femminili attraversano il racconto, componendo un coro di voci che parlano di resistenza silenziosa, di dignità e di sopravvivenza.

È proprio la dimensione della sorellanza e della resilienza a emergere come uno dei nuclei più forti del libro. Il titolo - “Quando i fiori avranno tempo per me” - è tratto da un verso della celebre poesia “Io sono verticale” di Sylvia Plath, e richiama una tensione costante verso il futuro, una speranza che attraversa le esistenze dei personaggi e che diventa, nel contesto del romanzo, una forma di resistenza.

L’autrice stessa riconduce la genesi del libro a una storia familiare, quella della nonna paterna, cresciuta nella miseria e costretta alla prostituzione per sopravvivere. Da questa memoria privata prende avvio un lavoro di ricerca che si intreccia con fonti storiche, cronache e testimonianze dell’epoca, restituendo un quadro vivido e stratificato della Parma di quegli anni. Il risultato è una narrazione che non arretra di fronte alla durezza dei fatti, ma che al tempo stesso prova a restituire dignità e speranza a chi quella storia l’ha vissuta davvero.

Nel romanzo, accanto alle protagoniste, emerge con forza un’ulteriore presenza, quasi un personaggio a sé: la miseria. È la miseria che impedisce alle figlie di studiare, che costringe una madre a scelte estreme, che attraversa ogni pagina come un elemento lacerante e ineludibile. Eppure, proprio dentro questa condizione, si accende una forma di resistenza quotidiana, fatta di gesti minimi e decisioni difficili.

Ingresso libero.

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Ultimo aggiornamento: 20-04-2026, 10:04