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Le interrogazioni del consigliere Dario Franco (FdI) e della consigliera Katia Parisi (Modena Civica) dedicate al tema del Caffè Concerto, trasformate in interpellanze, hanno generato un lungo dibattito aperto da Maria Grazia Modena (Modena per Modena) che ha ricordato come sul locale, negli anni, “si siano sentite tante promesse e meraviglie mai concretizzate. Da quasi vent’anni la struttura alterna aperture e chiusure continue, non solo per responsabilità dei gestori, ma anche per errori e pasticci del Comune”. Dal 2020, ha continuato la consigliera, “le tribolazioni non sono mancate: controlli, chiusure legate al Covid e ulteriori difficoltà gestionali”. Modena ha ricordato il valore del luogo: “Affacciato sulla piazza, patrimonio Unesco, di fronte alla Ghirlandina, in una città turistica. Proprio perché è un bene della città, oggi voglio dare fiducia e augurarmi che possa riaprire”, ha concluso.

Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha parlato di “una vicenda nata male e finita peggio”, sottolineando di aver presentato un’interrogazione nel 2022, “perché fin dall’inizio la gestione presentava un mare di criticità”. Ripercorrendo la storia della gestione ha ricordato come, a fronte delle sue critiche, “l’allora assessore Andrea Bosi liquidò tutto come fandonie, avrebbe invece dovuto cospargersi il capo di cenere e chiedere scusa ai modenesi”. Il consigliere ha parlato di condizioni mai rispettate – “pagamento delle utenze e dell’affitto, apertura 365 giorni all’anno, attività culturali, spazi per il Comune” – parlando di “inadempienza quasi totale” e auspicando che il Caffè Concerto “torni a essere un luogo vivo della città, soprattutto dal punto di vista culturale e turistico”.

Per Fratelli d’Italia, Luca Negrini ha sottolineato come “negli anni dal 2018 al 2024 non si è fatto nulla per il Caffè Concerto, nonostante fossero già evidenti tutte le criticità”. Il capogruppo ha parlato di “una mala gestione di un bene pubblico, che inevitabilmente incide sulle casse comunali, sulla qualità dei servizi e sulla credibilità dell’amministrazione. Oggi abbiamo le luci spente in Piazza Grande: un pessimo biglietto da visita per una città che dovrebbe valorizzare il proprio cuore Unesco”. Negrini ha quindi proposto “un cambio radicale di impostazione: il locale, così com’è, non è sostenibile, va ripensato e suddiviso, con proposte serie, servizi reali e una presenza più visibile del Comune”. Elisa Rossini ha aggiunto che il punto politico è duplice: “L’obiettivo di riaprire il Caffè Concerto, che condividiamo, e quello di recuperare gli oltre 900 mila euro di debito, perché si tratta di soldi dei cittadini e vanno resi recuperabili, per quanto possibile”. Ha sottolineato che “dalla documentazione deve emergere con chiarezza quali siano state le responsabilità politiche che hanno portato a una situazione in cui, con ogni probabilità, non si riuscirà a recuperare l’intera somma”, ritenendo inaccettabile che “si siano tollerati ritardi reiterati nel pagamento dei canoni” e che all’epoca “l’assessore Bosi abbia sminuito il problema del recupero delle risorse”. Anche Paolo Barani ha ribadito che il punto politico non è solo la riapertura del Caffè Concerto, ma anche “il recupero dei 932mila euro, perché sono soldi dei cittadini e devono essere considerati una priorità politica”. Il consigliere ha aggiunto che “già nel 2022 il grave inadempimento era evidente. A questo si aggiunge il mancato rispetto dell’obbligo di realizzare il programma di iniziative culturali, previsto dal contratto, altro elemento che avrebbe consentito la risoluzione della concessione”, sottolineando che, a suo parere, “faremo fatica a recuperare i 932 mila euro proprio a causa di un indirizzo politico che ha scelto di non intervenire”. Infine, ha auspicato che “si tolgano incarichi a chi non è in grado di gestire responsabilmente beni e risorse pubbliche”.

Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha preso la parola chiedendo: “Perché non si è intervenuti prima? Perché la concessione non è stata revocata quando già non venivano rispettati gli impegni contrattuali?”. Ricordando che “già nel 2022 la situazione non era regolare, nonostante le rassicurazioni dell’allora assessore Bosi”, e che “il problema esisteva ed è stato lasciato peggiorare, accumulando debito anno dopo anno”. Ha espresso preoccupazione anche per quanto dichiarato dal gestore, secondo cui “fino a maggio 2025 non avrebbe ricevuto fatture, segno che il Comune ha richiesto tardivamente quanto gli spettava”. Mazzi ha concluso sostenendo che “i buchi di bilancio e questa vicenda dimostrano un problema strutturale di controllo che va ripensato alla radice”.

Per il Pd, Stefano Manicardi è intervenuto soffermandosi sul punto, a suo parere centrale, della vicenda: “È interesse generale che quel luogo sia aperto, accessibile e attivo, trattandosi di un bene collocato nel cuore del patrimonio Unesco. L’azione dell’Amministrazione – ha aggiunto - deve incontrare lo spirito imprenditoriale, per creare spazi aperti, vissuti e realmente fruibili”. Manicardi ha evidenziato la necessità di costruire un nuovo bando e un avviso pubblico che chiariscano da un lato “i bisogni, le esigenze e le condizioni poste dall’amministrazione” e dall’altro “le garanzie necessarie perché l’investimento degli imprenditori sia sostenibile”. Federica Di Padova ha sottolineato che le dichiarazioni del 2022 vanno lette nel contesto di “un anno estremamente difficile, in cui le attività commerciali hanno pagato un prezzo altissimo”, e che “le evidenze di oggi erano allora profondamente diverse”, aggiungendo però che “le regole restano regole” e che “le responsabilità, anche nelle difficoltà, sono state assunte”. Ha quindi respinto l’idea che l’Amministrazione non abbia agito, invitando a riportare il confronto sul piano politico vero: “Siamo davanti a una svolta importante, occorre vigilare sul nuovo bando e sulla procedura, perché il Caffè Concerto è un bene pubblico che deve valorizzare al meglio il patrimonio Unesco”.

Giovanni Silingardi (M5s) ha evidenziato che “quando si afferma che non c’è stato controllo, non è corretto: l’Amministrazione ha adottato tutte le misure previste dalla normativa”, ovvero la revoca della concessione, il ricorso per decreto ingiuntivo già depositato, la riscossione della fideiussione e l’avvio di una nuova procedura di evidenza pubblica. Il vero tema politico, secondo Silingardi, “è definire i criteri del nuovo bando, affinché il Caffè Concerto venga valorizzato al meglio come bene della città”. Ha concluso chiarendo che “alla domanda su cosa stia facendo l’Amministrazione, la risposta è semplice: sta facendo ciò che la legge prevede”.

Nelle repliche, Katia Parisi ha ribadito che il Caffè Concerto “è un pezzo dell’identità modenese”, nato come presidio culturale e musicale e come richiamo turistico per la città. Ha preso atto dell’annuncio dell’assessore relativo a un nuovo bando, chiarendo che “questa scelta ci impegna fin da subito a vigilare attentamente sui contenuti”. Ha concluso affermando che “un sito Unesco ha bisogno non solo di bellezza, ma anche di serietà, di presidi vivi, aperti e accessibili”. Dario Franco ha definito la vicenda del Caffè Concerto “la cronaca di una morte annunciata”, perché “le problematiche della gestione erano evidenti fin dall’inizio”. Al netto della fiducia nelle procedure pubbliche, ha chiarito che, dal suo punto di vista, “il vero tema politico è una morosità latente mai realmente affrontata”. Ha ricordato che “le leggi vanno applicate nei tempi giusti” e che, se si fosse intervenuti già nel 2022, “probabilmente oggi non saremmo qui a discutere dell’ennesimo caso in cui i cittadini modenesi pagano per inadempienze su beni pubblici”.

L’assessore Giulio Guerzoni ha ribadito che l’amministrazione “sta seguendo le norme” e che l’obiettivo è “ripartire attraverso una procedura pubblica trasparente e diversa dal passato per ridare valore e funzione a un luogo fondamentale per la città di Modena”. Ha espresso fiducia nella capacità del tessuto economico della città di proporre un progetto di qualità, “in grado di valorizzare il Caffè Concerto nel rispetto delle regole attuali”, evidenziando che “un presidio aperto significa anche maggiore sicurezza e valorizzazione del centro storico”.

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Ultimo aggiornamento: 10-02-2026, 13:02