Contenuto
L’approvazione della mozione presentata da Pd, Avs, M5s e Spazio democratico, incentrata sulla solidarietà alla città di Saint Paul, è stata anticipata da un dibattito in cui è intervenuto Giovanni Bertoldi (Lega Modena), invitando a “contestualizzare” quanto accade negli Stati Uniti, sottolineando che il contesto americano è “molto diverso dal nostro”, a partire dal rapporto tra armi, società e forze dell’ordine, che porta a un approccio spesso più duro e reattivo. Ha ricordato che l’agenzia federale per l’immigrazione ha una lunga storia e non nasce oggi, osservando che nel tempo è stata rafforzata da amministrazioni di segno diverso. Ha infine collegato l’escalation della violenza a un fenomeno più ampio, spiegando che la difficoltà ad accettare un’immigrazione non controllata “non è solo americana, ma riguarda anche l’Europa”.
Luca Negrini (Fratelli d’Italia) ha puntualizzato che negli Usa il metodo di impiego delle Forze dell’Ordine è “diametralmente opposto” a quello italiano, perché fondato sulla percezione costante del pericolo e sulla diffusione delle armi. In questo quadro, ha chiarito che l’agenzia federale per l’immigrazione opera secondo leggi e regole proprie e non agisce “in base alla razza”, ma sulla gestione dell’immigrazione irregolare. Negrini ha sottolineato che si tratta di un contesto giuridico e culturale diverso, che può non piacere ma va compreso per quello che è, concludendo che gli Stati Uniti restano “uno Stato libero, con un’amministrazione democraticamente eletta, e quelle sono le regole del loro Paese”.
Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha evidenziato come le politiche migratorie statunitensi appaiano oggi “difficili da comprendere”, ma profondamente diverse dalle realtà europee e italiane, invitando a non sovrapporre contesti che restano distinti. Nel merito della mozione, ha espresso perplessità su valutazioni giudicate affrettate, osservando che “sento troppi indicativi e pochi condizionali”, in una fase in cui sono ancora in corso approfondimenti e indagini. Ha criticato in particolare paragoni storici ritenuti eccessivi, mettendo in guardia dal rischio di letture manichee che dividono la realtà tra “tutto bene e tutto male”, senza considerare la complessità dei fatti e delle responsabilità politiche.
Per il Pd, Vincenza Carriero ha definito ciò che sta accadendo negli Stati Uniti “un segnale politico allarmante”, parlando di un clima in cui “contestare le politiche dell’amministrazione sta diventando pericoloso” e di uno scenario di “scontro interno senza precedenti”. Ha denunciato operazioni di sicurezza che, invece di colpire criminalità o terrorismo, hanno colpito cittadini impegnati a esercitare diritti fondamentali, sostenendo che così “non vengono colpite solo delle persone, ma l’idea stessa di democrazia liberale”. Alberto Bignardi ha letto quanto accade negli Stati Uniti come “un segnale” che riguarda anche l’Europa e i territori locali, sostenendo che quando il potere inizia a considerare i diritti “revocabili e non universali, la democrazia entra in pericolo”. Ha parlato di una deriva che non passa più dai carri armati ma dall’erosione culturale e politica, in cui si “criminalizza il dissenso e si riscrivono i diritti come privilegi”. Bignardi ha richiamato la necessità di un presidio costante, ricordando che “nessuna democrazia muore tutta insieme, muore pezzo dopo pezzo”. Diego Lenzini ha sottolineato che non si tratta di normali scontri di ordine pubblico, ma di fatti che configurano “un’esecuzione”, con persone senza possibilità di difesa colpite in modo letale. Secondo il capogruppo, “siamo di fronte a un attacco politico mirato contro città che hanno scelto di opporsi a politiche federali repressive”, definite come “sotto attacco” per la loro autonomia e per i valori che rappresentano. Lenzini ha quindi parlato di una “deriva preoccupante”, alimentata da una “recrudescenza politica che normalizza violenze inaccettabili”, chiedendo al Consiglio una presa di posizione chiara e condivisa. Federica Di Padova ha richiamato il Consiglio “a una presa di posizione netta su fatti che non possono essere ridotti a un confronto interno né spiegati con differenze culturali tra sistemi di polizia”. Al centro, secondo la consigliera, ci sono diritti fondamentali, uso della forza pubblica e tenuta democratica. È stata denunciata un’intensificazione delle operazioni federali con arresti senza adeguate garanzie e una forte sproporzione che colpisce comunità specifiche, configurando pratiche di “profiling razziale” incompatibili con lo Stato di diritto. Fabio Poggi ha insistito soprattutto sul significato politico più profondo della mozione: “Il senso principale è e rimane la condanna della violenza, dell’uso della forza e di qualsiasi omicidio”. Il consigliere ha detto di non accettare che il contesto politico venga usato per attenuare la gravità della violenza, sottolineando che “relativizzare la violenza è sbagliato e inaccettabile” prima di tutto dal punto di vista umano. Ha quindi rimarcato che la sua condanna non si ferma davanti a leggi o contesti: “Di fronte a qualsiasi omicidio io non mi limito al dispiacere, mi indigno, protesto e mi impegno perché non succeda più”. Stefano Manicardi ha chiarito che la mozione nasce con un intento puramente politico, senza voler fare paragoni tra il sistema americano e quello italiano o europeo, ma per assumersi la responsabilità di esprimere una posizione su ciò che sta accadendo in un Paese alleato. Entrando nel merito, ha posto una serie di domande dirette al cuore della questione: “È grave o non è grave che qualcuno rischi la vita per il semplice fatto di manifestare un pensiero?”, e ancora se sia “condannabile o meno che dei bambini vengano sottratti o usati come esca per colpire i genitori”.
Paolo Ballestrazzi (Pri-Azione Sl) ha sostenuto che quanto accade in Minnesota non sia spiegabile con differenze culturali o con la diffusione delle armi, ma rappresenti “un’aggressione politica” dell’amministrazione federale contro realtà politiche avverse. Ha ricordato come quel contesto fosse storicamente equilibrato e capace di integrazione, osservando che le tensioni attuali sono una novità legata a scelte recenti. Secondo il consigliere, le operazioni federali colpiscono selettivamente territori e amministrazioni politicamente schierate contro il governo centrale, configurando “due pesi e due misure” nell’uso della forza.
Per Martino Abrate (Avs) l’idea che i fatti possano essere spiegati solo con il “contesto culturale” o con le modalità operative delle forze di polizia statunitensi “finisce per normalizzare una violenza che invece appare sistematica e politicamente orientata”. Secondo il capogruppo, si tratta di “una forma di terrore di Stato rivolta contro i cittadini stessi” e di una “violazione grave dei principi democratici e legali”. Da qui la richiesta di esprimere piena solidarietà alle istituzioni e alla popolazione colpite, di condannare senza ambiguità queste pratiche e di rafforzare i legami istituzionali e civili.
Per Giovanni Silingardi (M5s) il punto non riguarda solo gli Stati Uniti, ma un clima più ampio che mette in discussione diritti fondamentali: “Arresti senza processo, violazioni, fermo di bambini, intimidazioni ai giornalisti”. Ha sottolineato che “il tema non è solo la violenza, ma il contesto politico che la rende possibile”, chiedendo se si intenda accettare l’esportazione di questo clima anche in Europa. La mozione, ha concluso, chiama a una scelta chiara: “Stiamo dalla parte dei valori democratici e della difesa dei diritti, oppure no?”.
A cura di
Questa pagina è gestita da
Ultimo aggiornamento: 04-02-2026, 11:02