Contenuto
Dopo aver chiesto la trasformazione in interpellanza dell’interrogazione presentata da Luca Negrini di Fratelli d’Italia, dedicata alla manifestazione Street Parade svoltasi a Modena nell’ottobre 2025, Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha sottolineato come, sul territorio modenese, eventi e manifestazioni di questo tipo avvengano generalmente “in un quadro di relazione e collaborazione con le istituzioni locali, motivo per cui non si registrano frizioni tali da degenerare in situazioni critiche” evidenziando che, a suo parere, nell’ultima edizione della manifestazione, “grazie a una data più favorevole, a un percorso migliorato e a una partecipazione più contenuta, la situazione è ulteriormente migliorata”. Il consigliere ha poi sottolineato l’importanza di mantenere rapporti costanti con i ragazzi che si ritrovano nei centri sociali: “Trovando un equilibrio è possibile una convivenza positiva”, ha concluso.
Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha riconosciuto un’organizzazione comunale impeccabile, attenta a limitare l’impatto sulla città, ma ha descritto l’impressione di trovarsi di fronte a una “parata dello sballo”, in cui il messaggio prevalente sembrava essere “l’esaltazione della trasgressione”. A suo giudizio, non si è trattato di una manifestazione finalizzata alla difesa di diritti o a un obiettivo politico chiaro: “Al di là di musica, birra e slogan, c’era il nulla”. Ha infine criticato quella che ha definito una “cultura della fuga e del disimpegno, orientata a lasciare i problemi fuori dalla porta e a cercare un’autogratificazione personale”.
Per Fratelli d’Italia, Paolo Barani ha definito “inaccettabile che, sotto la copertura di un evento culturale o ricreativo, vengano diffusi messaggi ideologici estremi”. Il consigliere ha segnalato episodi di illegalità all’interno del corteo, “come la vendita abusiva di alcolici”, evidenziando l’impiego di risorse pubbliche per la manifestazione e i disagi arrecati alla città, “rimasta bloccata per diverse ore con conseguenze per famiglie, lavoratori, residenti e attività commerciali”. Richiamando quanto accaduto a Torino, ha affermato che “manifestazioni che nascono come pacifiste, ma sono caricate di un’impostazione ideologica ostile allo Stato, possono degenerare; per questo motivo il Comune ha l’obbligo e il dovere di esercitare il massimo controllo possibile”. Dario Franco ha posto una domanda di fondo sul messaggio che, a suo giudizio, viene trasmesso ai giovani, chiedendosi se lo “sballo, anche quando organizzato, debba essere considerato un modello educativo da proporre a ragazzi, figli e nipoti”. Richiamando Modena Capitale del Volontariato, ha contrapposto a questa impostazione l’esperienza del volontariato, che ha indicato come “vero esempio educativo, in alternativa a quanto visto durante la manifestazione, caratterizzata da un uso smodato di alcolici e da musica a volumi eccessivi”. Elisa Rossini, pur ribadendo che “la libertà di manifestare non è in discussione e che nessuno si è opposto allo svolgimento dell’evento”, ha sottolineato come ciò non significhi che l’iniziativa possa essere definita “culturale”. Il nodo del dibattito, secondo Rossini, riguarda proprio questa definizione: la consigliera ha spiegato di non aver riscontrato alcun contenuto culturale nella manifestazione, descritta come “caratterizzata da persone ubriache, uso di sostanze stupefacenti e musica a volumi molto elevati”. Richiamando il principio secondo cui non si vive in uno Stato etico, Rossini ha rivendicato il diritto di esprimere liberamente un giudizio critico, auspicando che “ai giovani vengano proposti modelli culturali differenti”.
Per il Pd, Alberto Bignardi ha affermato che “Modena non è un museo a cielo aperto, ma una città che ospita eventi e iniziative: il compito dell’Amministrazione non è fingere che non esistano, bensì governarli”. La manifestazione è stata definita come autorizzata e gestita, “senza vuoti di controllo né improvvisazione”, e anzi come “un evento complesso che è stato affrontato in modo adeguato”. È stata ribadita la necessità di distinguere tra singoli episodi individuali, che vanno eventualmente sanzionati, e una manifestazione nel suo complesso, definita “pacifica e partecipata”. Da qui l’invito a evitare “narrazioni allarmistiche che non rispecchiano la realtà dei fatti: Modena deve essere ordinata ma anche viva, aperta, fluida e contemporanea”. Fabia Giordano ha espresso un ringraziamento all’assessora Camporota e al suo entourage, sottolineando come “il funzionamento in rete, quando c’è collaborazione, produce risultati positivi evidenti e rappresenta un valore per il bene pubblico”. La consigliera ha evidenziato come a suo parere, nonostante la presenza di un numero significativo di persone in città, la situazione si sia svolta in un clima sereno e senza criticità tali da compromettere le giornate modenesi. Ha infine rivolto un ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato per garantire la sicurezza, “permettendo alla città di vivere la giornata con tranquillità e serenità”. Stefano Manicardi ha evidenziato come “i fatti dimostrano che lo svolgimento dell’iniziativa sia stato pacifico e coerente con quanto concordato preventivamente”, attribuendo questo risultato al “grande lavoro svolto da tutte le istituzioni coinvolte, a partire dalla Prefettura fino all’Amministrazione comunale”. Secondo il consigliere esiste un “modo diverso” di gestire queste realtà: “Anche i centri sociali, quando rispettano la legge, possono rappresentare luoghi di intermediazione sociale all’interno del tessuto cittadino”. In questo senso, ha definito inaccettabile una lettura della manifestazione improntata a una visione da “Stato etico”. Richiamando la presenza dell’Ausl o la distribuzione di preservativi avvenuta durante la manifestazione, ha concluso che “è nell’interesse della comunità disporre di strumenti di prevenzione e gestione”. Anche Federica Di Padova ha richiamato il principio secondo cui, in uno Stato liberale, “possono e devono accadere anche cose che non piacciono a tutti, purché siano gestite in modo adeguato”. Ha ricordato come le persone coinvolte facciano parte di movimenti presenti in tutto il mondo e come la Street Parade abbia una sua storia, sottolineando di non ritenere corretto “giudicare ciò che fanno gli altri”. Ha chiarito che “la Street Parade non fa parte dell’offerta culturale del Comune di Modena, ma è un’iniziativa organizzata liberamente da persone che scelgono di parteciparvi”, evidenziando come la varietà sia un valore che rende il mondo più ricco.
Per Avs, Martino Abrate ha definito “gravissima” la richiesta – contenuta nell’interrogazione - di indicare eventuali appartenenze dei partecipanti a partiti politici. Ha evidenziato il grande coordinamento organizzativo e l’accurata programmazione che hanno consentito alla Prefettura di dichiarare l’assenza di criticità, danni o altri problemi durante l’iniziativa. Il consigliere ha ironicamente fatto un’autoaccusa per non aver partecipato, “per evidenti limiti d’età”, ma ha aggiunto di essersene rammaricato leggendo il giorno successivo quanto riportato dai giornali, che descrivevano un “corteo pacifico all’insegna della musica e della festa, mosso all’unisono con l’ideale della pace”. Laura Ferrari ha sottolineato come ogni anno la situazione venga gestita al meglio, “con ordine e senso di aggregazione”, spiegando che “la scena techno modenese è artisticamente molto vivace, con diversi artisti, associazioni e collettivi noti in tutto il Nord Italia”. La consigliera ha collegato il fenomeno a concetti come l’autodeterminazione l’autogestione, evidenziando come la città rappresenti “una casa libera” per i ragazzi. Ferrari ha sottolineato che “lo spazio sociale Libera è riuscito a dialogare efficacemente con le istituzioni, garantendo che l’evento si svolgesse senza incidenti” attribuendo questo risultato anche “alla capacità di accoglienza dell’amministrazione, che consente ai giovani di esercitare le proprie iniziative senza chiudere loro le porte in faccia”.
Giovanni Silingardi (M5s) ha osservato che, rispetto alla Street Parade, “ciascuno può avere un proprio giudizio sui contenuti culturali e politici”, ma ha sottolineato di non aver riscontrato alcun problema concreto. Il consigliere ha ribadito che il Comune aveva il compito di vigilare, “che è stato assolto in modo encomiabile”. L’unico elemento che, secondo lui, stona in tutta la discussione è il “giudizio negativo dell’opposizione fondato su episodi di presunta illegalità” chiedendo retoricamente se, in tal caso, “ci si dovrebbe esprimere negativamente nei confronti di Questura e Prefettura”.
L’interrogante Luca Negrini, dichiarandosi non soddisfatto della risposta ricevuta dall’assessora Camporota, ha criticato “la pratica, durante il corteo, di bere, fumare e distribuire profilattici”, ritenendola “priva di senso logico e un modello da non avallare”. Negrini ha spiegato di aver partecipato alla Street Parade per verificare di persona la situazione, osservando che, a suo avviso, “i partecipanti non erano lì per la pace e non sembravano pienamente in grado di intendere e di volere”. Pur riconoscendo che formalmente non ci siano stati problemi gravi, ha sottolineato che il ritorno a casa dei partecipanti non è stato sempre tranquillo e che sono stati richiesti interventi legati al consumo di alcol.
In conclusione, l’assessora Alessandra Camporota ha ribadito che “l’Amministrazione non può opporsi al diritto a manifestare, poiché ciò andrebbe contro la Costituzione”. Camporota ha spiegato che le modalità di svolgimento sono demandate al tavolo tecnico presieduto dal Questore: “Il Comune - ha precisato - partecipa al tavolo secondo le indicazioni stabilite e non ha discrezionalità nella gestione dell’evento”. L’assessora ha concluso spiegando che “non si tratta di discutere il merito dell’iniziativa, ma delle procedure che la regolano”.
A cura di
Questa pagina è gestita da
Ultimo aggiornamento: 02-02-2026, 18:02