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Struttura sovraffollata (con oltre 200 detenuti in più), 38 tentati suicidi registrati in un anno, e una domanda sempre più forte di lavoro, formazione e percorsi di reinserimento. L’attività della Casa circondariale di Sant’Anna di Modena, però, è stata caratterizzata anche da ascolto e attenzione per detenute e detenuti e la tutela dei loro diritti, con 66 colloqui individuali incentrati soprattutto su professionalizzazione, affettività e condizioni detentive.

Sono i principali aspetti emersi dalla relazione della criminologa Giovanna Laura De Fazio, a oltre due anni dalla sua nomina a Garante per il Comune di Modena dei diritti delle persone private della libertà personale. Il documento, previsto dal Regolamento comunale istitutivo della figura del Garante, è stato illustrato in Consiglio comunale nella seduta di giovedì 15 gennaio, dedicata al penitenziario modenese.

L’intervento della Garante, eletta a luglio 2023 dal Consiglio comunale dopo un iter avviato nel 2021 e chiamata a operare per cinque anni, ha riguardato in particolare l’attività svolta all’interno della Casa circondariale Sant’Anna, in collaborazione con la rete territoriale dei Garanti regionali e comunali e con altre istituzioni del territorio, come l’Università di Modena e Reggio Emilia, con cui è stata avviata l’attivazione di tirocini formativi presso l’ufficio della Garante.

La relazione, che fotografa la situazione della Casa circondariale di Modena fino a luglio 2025, evidenzia come a fronte di una capienza regolamentare pari a 372 posti, le presenze registrate ammontavano a 578 detenuti, pari quindi a 206 persone in più (164 erano le unità eccedenti segnalate lo scorso anno). La popolazione detenuta, in particolare, presenta una percentuale di persone di nazionalità straniera attorno al 60 per cento. Il documento riporta inoltre il numero di eventi critici registrati nel periodo considerato, tra cui 126 casi di protesta individuale, 38 tentativi di suicidio e un suicidio e 308 episodi di autolesionismo (270 l'anno precedente); in aumento anche le aggressioni al personale di Polizia penitenziaria (42 quelle registrate rispetto alle 15 dell'anno precedente).

Nel secondo anno di attività sono stati complessivamente 66 i colloqui individuali svolti dalla Garante, per la maggior parte su richiesta diretta delle persone detenute, oltre a colloqui di gruppo, in particolare nella sezione femminile. Le principali tematiche affrontate hanno riguardato le condizioni detentive, l’accesso ai servizi sanitari, maggiori opportunità di lavoro all’interno e all’esterno dell’istituto, il mantenimento dei rapporti familiari, la possibilità di intraprendere, proseguire e potenziare percorsi di studio, formazione, lavoro e il sostegno nella fase di reinserimento sociale.

A tali esigenze si collegano le attività lavorative, formative e di studio attivate all’interno dell’istituto. Nel corso dell’anno sono proseguiti i corsi professionalizzanti già avviati e ne sono stati programmati di nuovi, rivolti sia alla sezione maschile sia a quella femminile, con percorsi legati alla ristorazione, alla produzione alimentare, alla sartoria, al settore teatrale e ad altre competenze spendibili anche all’esterno del carcere.

La relazione segnala inoltre il coinvolgimento di detenuti in attività lavorative interne ed esterne, a fronte però di un numero più ampio di richieste, evidenziando quindi la necessità di ampliare ulteriormente le opportunità occupazionali. Parallelamente, sono proseguiti i percorsi di istruzione, dall’alfabetizzazione fino alla formazione universitaria: risultano iscritti all’università cinque detenuti, per i quali il Garante ha segnalato la necessità di individuare spazi dedicati allo studio e strumenti adeguati, come postazioni informatiche, per favorire la continuità dei percorsi formativi.

Infine, nella prospettiva di riconoscere allo sport un ruolo sempre più centrale nei percorsi di benessere e reinserimento, è in corso di definizione un piano di riqualificazione della palestra del penitenziario, anche con il coinvolgimento di organizzazioni cittadine. Un’altra proposta specifica, invece, riguarda un miglioramento delle condizioni del reparto “I care” dove vengono ospitati detenuti a rischio suicidio o affetti da gravi patologie.

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Ultimo aggiornamento: 15-01-2026, 18:01