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Le due interrogazioni di Fratelli d’Italia, incentrate sullo sciopero organizzato a sostegno della popolazione palestinese e della Global Sumud Flotilla e alle manifestazioni a seguito del suo abbordaggio, a cui ha risposto l’assessora a Sicurezza urbana integrata, Polizia locale e Coesione sociale Alessandra Camporota, sono state trasformate in interpellanza, generando un dibattito aperto da Giovanni Bertoldi (Lega Modena) che ha puntualizzato come “nessuno voglia chiudere la bocca a nessuno”, ma che l’autorizzazione serve a garantire il buon funzionamento della città, una manifestazione sicura e presidiata, riducendo i disagi per i cittadini. Il consigliere ha quindi parlato di un “percorso diverso”, legato alla convivenza civile, affermando che bisogna “trovare il modo di convivere in maniera serena con chi vuole manifestare”, nel modo più consono alla gestione della comunità. Ha quindi invitato a convincere chi organizza le iniziative a raccordarsi sempre con amministrazione e Prefettura, ribadendo che “nessuno vuole tappare la bocca”, ma che è necessario convivere nel modo migliore.

Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha definito la Flotilla “più uno strumento di propaganda che di aiuti effettivi ai palestinesi”. Ha quindi osservato che, fortunatamente, la vicenda si è conclusa senza conseguenze, ringraziando il ruolo del Governo che, “pur non condividendo l’iniziativa, ha garantito assistenza affinché la situazione non degenerasse”. Mazzi ha riconosciuto che chi è sceso in piazza lo ha fatto per chiedere pace a Gaza, condividendo, tuttavia, l’impressione che molti si siano trovati “in un’iniziativa che non cercava la conciliazione”, bensì un’azione unilaterale a sostegno della causa palestinese, con slogan violenti contro Israele.

Maria Grazia Modena (Modena per Modena) ha espresso perplessità su “temi accaduti mesi fa, ma in discussione oggi”, osservando che i modenesi chiedono di “scendere a terra” e di occuparsi di temi concreti: “Questo ci chiede la gente”, indicando questioni come rifiuti, sanità e liste di attesa. A suo avviso il Consiglio sta invece parlando di fatti non di sua competenza e che riguardano dinamiche internazionali, concludendo con l’invito a “tenere i piedi per terra”.

Per Fratelli d’Italia, Dario Franco si è soffermato sul diritto alla libertà di manifestare, puntualizzando che “deve valere per ogni occasione”. Riferendosi alla Flotilla, ha evidenziato il rischio di “innescare un serio conflitto”, osservando che l’iniziativa “non ha apportato miglioramenti umanitari”. Il consigliere ha poi posto l’accento su quello che ha definito “l’utilizzo che una certa parte della politica ha fatto della vicenda di Gaza”, domandandosi perché non vi siano iniziative analoghe per altri conflitti. Elisa Rossini si è soffermata innanzitutto sull’uso del termine genocidio, affermando che “non siamo davanti a un genocidio” e che è fondamentale “definire correttamente quello che sta succedendo a Gaza per non confondere i piani”. Riguardo all’iniziativa della Flotilla: “Ha portato solo disordine in una situazione delicata”, osservando come non si siano visti movimenti analoghi per altri conflitti nel mondo. Infine, soffermandosi sulla Cgil, ha affermato che “si sta occupando di tutto tranne che dei diritti dei lavoratori”. Da qui l’invito a “riprendere in mano il proprio ruolo”, ricordando che i sindacati restano “corpi intermedi importanti”. Ferdinando Pulitanò ha sostenuto che “in Israele c’è una guerra scatenata da Hamas il 7 ottobre”, invitando a stare attenti all’uso delle persone e alla strumentalizzazione della vicenda di Gaza, che “rischia di essere banalizzata”. Pur evidenziando che “non tutti i pro Pal sono antisemiti”, ha messo in guardia dai “cattivi maestri”, richiamando il rischio di dimenticare le tragedie del Novecento. Sul tema della presunta schedatura dei manifestanti, ha osservato che “manca il passaggio prima”, ponendo la questione centrale: se la manifestazione fosse autorizzata o meno, ritenendo legittimo che i consiglieri chiedano di saperlo.

Martino Abrate (Avs) si è soffermato sullo sciopero generale a supporto della Palestina e della Flotilla, sottolineando la “partecipazione massiccia” al di là delle sigle partitiche, a dimostrazione di come la richiesta di pace sia forte nella città. Ha evidenziato come l’iniziativa della Global Flotilla abbia avuto il merito di “scuotere le coscienze su ciò che accade a Gaza”, spiegando che la deviazione dell’itinerario rispondeva alla volontà di dare un segnale forte alla città. Ha quindi riconosciuto la gestione “impeccabile” dell’ordine pubblico da parte di Polizia stradale e Polizia locale, ponendo poi il tema dei costi economici, a confronto con altre manifestazioni sportive o culturali, ribadendo che il fine della mobilitazione era “la solidarietà al popolo palestinese”. Laura Ferrari ha affermato che “tutto il mondo ha deciso di scendere in piazza contro il genocidio”, collocando quanto avvenuto a Modena dentro un movimento più ampio, cresciuto nel tempo, che ha detto no alle violenze. Secondo Ferrari, questo coinvolgimento diffuso ha portato “i potenti della terra a fermarsi per capire che il popolo non stava più con loro”, ed è stato questo il motivo che ha portato a fermare il conflitto. Ha quindi contestato il tentativo di alimentare tensioni, sottolineando che richiamare disagi, chiusure di strade o problemi alla circolazione significhi “infangare una delle più alte giornate di più alta politica”, a Modena come nel resto del mondo.

Giovanni Silingardi (M5s) ha chiarito che la competenza dell’assessora è stata quella di raccogliere i dati, mentre le competenze autorizzative riguardano il ministero dell’Interno. Si è poi soffermato sul diritto di manifestare in luogo pubblico, ricordando che è previsto un preavviso ma non un atto autorizzativo, “così dice la Costituzione”. Ha evidenziato che la Questura ha ritenuto che non vi fossero rischi per la sicurezza, ribadendo che si tratta di “un diritto costituzionalmente previsto”. Silingardi ha quindi posto una domanda retorica sul senso di chiedere chi abbia partecipato a uno sciopero, osservando che il nodo non riguarda la singola manifestazione o il tema specifico, ma il rispetto delle regole e dei diritti conquistati: “Se mettiamo in discussione questo, mettiamo in discussione il sistema democratico nel nostro Paese”.

Per il Pd, Fabio Poggi si è soffermato, nello specifico, sulla richiesta del numero di presenze registrate e di chiarire se i manifestanti appartenessero ad associazioni o partiti politici, osservando che “opportunamente non c’è stata risposta esplicita” da parte dell’assessora su questo punto, e chiedendo quindi all’interrogante se “la schedatura richiesta nell’interrogazione sia opportuna”. Federica Di Padova si è detta “sbalordita dalla lettura dell’interrogazione”, non solo nel tono ma soprattutto nel sottotesto, giudicato particolarmente grave. Secondo la consigliera, infatti, chiedere “nomi e cognomi di chi ha scioperato richiama momenti e pagine della storia che non dovrebbero tornare”. Pur riconoscendo che possano esserci stati disagi, ha ribadito che non è accettabile chiedere in una sede istituzionale l’elenco dei partecipanti a una manifestazione, definendolo “qualcosa di inimmaginabile in una democrazia”. Stefano Manicardi ha invitato a uscire dal ragionamento per cui contestare l’operato del Governo su questi temi significhi automaticamente essere antisemiti. Ha richiamato quindi quanto accade a Gaza, dove “continuano uccisioni indiscriminate” e si registrano “violazioni enormi dei diritti umanitari e del diritto internazionale”. Riferendosi alla Flotilla, ha ricordato che non ci sono stati morti, ma “ci sono stati feriti durante la navigazione”, oltre ad “abusi e violenze anche cruente”, sottolineando che nel contesto internazionale “si stanno perpetrando e ammettendo violazioni dei diritti intollerabili”. Diego Lenzini ha osservato che l’interrogazione “trasuda la volontà di capire se qualcuno di questo consesso ha partecipato o meno per metterlo in difficoltà”. Ha aggiunto che è altrettanto evidente “una volontà di controllo”, anche rispetto a ciò di cui dovrebbero occuparsi i sindacati. Il capogruppo ha quindi sostenuto che persone si sono riunite anche davanti alle parrocchie per manifestare su quanto accade a Gaza, chiedendosi dove sarebbe la strumentalizzazione politica, e sottolineando che “la politica si deve interessare anche a quello che l’opinione pubblica porta avanti”. Sull’operazione Flotilla ha affermato che “aveva un senso politico: rompere un blocco navale”, argomentando che l’intervento israeliano è avvenuto in acque internazionali.

Grazia Baracchi (Spazio democratico) ha invitato a interrogarsi sulle ragioni della “forte e diffusa” mobilitazione, sottolineando l’unione di persone che “non erano mai scese insieme in piazza per nessun altro motivo”, dando così la propria testimonianza. Baracchi ha richiamato l’esistenza di una parte della comunità internazionale che ritiene che “per raggiungere la pace ci vogliono trattative, dialogo”, indicando questa come la domanda politica centrale da porsi. Ha quindi criticato il tentativo di ridimensionare il significato della mobilitazione, affermando che non si dovrebbe “sminuire una grande giornata mettendo in luce solo i disagi”.

Paolo Ballestrazzi (Pri-Azione) ha parlato di un contesto internazionale segnato da una guerra globale innescata dalle autocrazie e ha indicato come nodo centrale “la tenuta delle nostre democrazie occidentali”. Il consigliere ha poi richiamato con forza il tema della “rinascita dell’antisemitismo”, definendolo “un problema molto grave”, ricordando l’aumento degli atti antisemiti anche in Italia. Ha sottolineato l’importanza di sostenere il popolo di Gaza ma “non Hamas”, evidenziando il rischio di confusione e citando manifestazioni, in città, caratterizzate da scritte contro gli ebrei. Ha quindi sostenuto che, se una sigla sindacale porta avanti simili posizioni, “si configura come associazione antisemita, razzista e antidemocratica”.

In replica, Luca Negrini ha giudicato “insufficiente” la risposta dell’assessora, sostenendo che non abbia chiarito tutti i quesiti posti. Ha precisato che l’interrogazione “non è sulla Flotilla”, ma riguarda viabilità e ordine pubblico, cioè ciò che ha interessato direttamente la città, ricordando che “esiste una città che va a lavorare” e cittadini che hanno chiesto spiegazioni, ad esempio sulle cancellazioni di alcune linee di bus. Ha osservato che, se la manifestazione era pacifica, resta da capire perché le autorità abbiano detto no a un passaggio vicino alla stazione, ipotizzando che il corteo, caratterizzato anche da manifestazioni contro il Governo, potesse essere partecipato da chi “non garantisce questa pace nel manifestare”.

In replica, l’assessora Alessandra Camporota ha chiarito di aver “spiegato molto chiaramente” il proprio operato, precisando di aver chiesto elementi alla Prefettura perché “non sono di competenza locale”. Ha sottolineato che il tema riguarda “diritti costituzionali, di manifestazione e di sciopero”, spiegando che le risposte fornite – e quelle non date – sono state formulate “sulla base di questi articoli costituzionali”. Camporota ha ribadito che “le manifestazioni non si autrizzano”, ma che esse sono soggette a preavviso e possono eventualmente essere vietate “per motivi di ordine pubblico”.

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Ultimo aggiornamento: 26-01-2026, 19:01