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L’interrogazione sul tema della prostituzione legata ai centri massaggi, presentata da Andrea Mazzi (Modena in ascolto), a cui ha risposto l’assessora a Sicurezza urbana integrata, Polizia locale e Coesione sociale Alessandra Camporota, è stata trasformata in interpellanza, dando vita a un dibattito aperto da Laura Ferrari (Avs) che ha evidenziato come lo sfruttamento nei centri massaggi faccia parte di quei fenomeni sommersi resi spesso invisibili anche da una “distanza culturale e sociale” rispetto alle vittime. La consigliera ha sottolineato il valore del progetto regionale “Oltre la strada”, definendolo un tentativo importante “di tendere una mano” nonostante le difficoltà, ribadendo che “queste donne non valgono meno delle italiane”. Ha inoltre richiamato il caso dei braccianti bruciati vivi a Cosenza: "parlare dello sfruttamento all'interno dei centri massaggi, significa andare a toccare il caporalato delle mafie straniere e la difficoltà delle istituzioni nazionali a reagire a questo fenomeno”.

Anche Fabia Giordano (Pd) ha rimarcato la gravità del fenomeno della prostituzione e dello sfruttamento, definendolo un problema persistente che nessun governo è riuscito a ridurre in modo significativo, e ha valorizzato il progetto “Oltre la strada”, evidenziando il lavoro di ascolto e accompagnamento verso l’autonomia, sottolineando al contempo come le difficoltà derivino da barriere profonde. Per questo ha invitato a proseguire con “nuove strategie, nuovi percorsi” mantenendo alta l’attenzione perché “i diritti umani siano davvero per tutte”, contrastando con decisione ogni forma di abuso e sfruttamento.

Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha anzitutto invitato a non generalizzare, distinguendo tra attività regolari e situazioni illegali: “non demonizziamo tutta la categoria dei centri estetici”. Ha espresso preoccupazione per la tratta e lo sfruttamento, descrivendo condizioni di vera e propria prigionia per molte donne, spesso “spostate di città in città”, sottolineando anche il tema dell’evasione e del denaro sommerso, collegando il fenomeno a una gestione non controllata dell’immigrazione che rischia di creare “eserciti di persone invisibili” esposte a violenze e sfruttamento.

Dal canto suo Elisa Rossini (FdI) ha insistito sulla necessità di distinguere chiaramente i piani, separando lo sfruttamento della prostituzione dalle attività economiche regolari, ribadendo che “dobbiamo stare attenti a non demonizzare una categoria” e invitando a evitare approcci ideologici. Pur riconoscendo la gravità della tratta, la consigliera ha collegato il fenomeno anche all’immigrazione illegale, sottolineando l’importanza di interventi mirati e segnalazioni puntuali.

In replica, Andrea Mazzi ha espresso insoddisfazione per le risposte ricevute, giudicandole insufficienti rispetto alla complessità del fenomeno ed evidenziando la distanza tra dichiarazioni di principio e azioni concrete, chiedendo controlli più sistematici e risultati misurabili. Richiamando esperienze europee, il consigliere ha quindi sollecitato un cambio di passo deciso, per evitare che il problema resti irrisolto e tollerato, e ha stigmatizzato "la strada della legalizzazione", citando l'esempio della Germania: "Con la prostituzione va fatta un'azione di contrasto senza se e senza ma".

Nella sua replica conclusiva, l’assessora Camporota ha confermato di aver fornito risposte puntuali e basate su dati, ribadendo che “non c’è nessuna intenzione di sottovalutare il fenomeno”, sottolineando da un lato la necessità di circoscrivere gli interventi, dall’altro evidenziando come il contrasto alla prostituzione nel suo complesso richieda un’azione coordinata tra più livelli istituzionali. L’assessora ha quindi ricordato i controlli già effettuati e la collaborazione con le forze dell’ordine, aprendo alla possibilità di approfondimenti in commissione e ribadendo infine l’importanza di un approccio corale per affrontare efficacemente il problema.

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Ultimo aggiornamento: 10-06-2026, 11:06