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“Egregi colleghi, questa seduta inaugurale che, dopo la sopraffazione di 25 anni di fascismo, si riallaccia al libero passato del nostro Comune, trova in noi le espressioni della volontà popolare. Io non rivolgo quindi, quale Presidente di questa seduta, il mio sentito ed augurale saluto a voi solamente, ma a tutto il Popolo Modenese. A questo Popolo che, dopo un periodo di sofferenze e gli orrori di una guerra imposta e non sentita, ha avuto la forza di combattere e di vincere per la sua libertà”. È il 20 aprile del 1946 e con queste parole, pronunciate da Alfeo Corassori, si apre la prima seduta del Consiglio comunale di Modena del dopoguerra. In aula 39 dei 40 consiglieri eletti e il segretario generale Raffaele Vallisi.

È un intervento intenso, quello di Corassori, che parla ad una città ancora ferita dalla guerra e nelle sue parole è possibile cogliere tutta la gravità del mandato che le urne hanno affidato ai consiglieri. Un saluto “commosso e grato” che il “sindaco della ricostruzione” rivolge in primo luogo “a quei figli del nostro popolo generoso, che non possono essere ora qui con noi a celebrare l’apertura di una delle concrete realizzazioni della rinata Libertà, perché per questa Libertà dettero la vita”.

“Noi non solo dobbiamo essere degni di continuare la loro volontà – prosegue Corassori davanti ad un aula silenziosa e attenta – ma altresì di porre al di sopra di ogni concetto di partito e di interessi particolaristici, tutte le nostre energie e le nostre capacità, nell’interesse di tutta la popolazione; animati dal concetto che non si può amministrare senza giustizia e che per far ciò occorre sempre ovunque agire con onestà e rettitudine”.

Terminata l’orazione inaugurale, il Presidente Corassori passa così in rassegna quanto fatto dall’Amministrazione popolare nell’anno di attività che ha preceduto le elezioni - attività finanziaria, lavori pubblici, alimentazione, sanità ed igiene – per poi concludere il suo intervento in modo lapidario: “La via è tracciata. Traendo le origini da sofferenza, da rovine, da disperato combattere, essa condurrà alla formazione di una società migliore ed al benessere del popolo”.

A questo punto il Consiglio esamina le condizioni degli eletti per poi procedere alla nomina del sindaco e dei sei assessori. Alfeo Corassori sarà proclamato sindaco con 28 voti a favore (11 le schede bianche) e con lui diventeranno assessori: Rubes Triva, Arnaldo Zanuccoli, Mario Pucci, Giuseppe Levrini, Arturo Monelli e Enzo Gatti. Mentre Clelia Manelli e Ervé Magnanini saranno nominate assessori supplenti.

Questi i 40 consiglieri comunali eletti il 31 marzo del 1946: Umberto Bandieri, Mario Barozzi, Attilio Bartole, Antonio Bellei, Luigi Benedetti, Gaetano Bertelli, Alfonso Casoli, Giuseppe Cavazzuti, Giuseppe Cerchiari, Benedetto Colombini, Alessandro Coppi, Alfeo Corassori, Olinto Cremaschi, Giuseppe Fontana, Giuseppe Frattin, Arturo Gaiani, Ferdinando Galassi, Arturo Galavotti, Enzo Gatti, Giuseppe Levrini, Beatrice Ligabue, Bruno Lusvardi, Ervè Magnanini, Mario Malavasi, Clelia Manelli, Bruno Messerotti, Roberto Micheletti, Arturo Monelli, Roberto Monzani, Claudio Nava, Silvio Neri, Vincenzo Pagani, Carlo Piccagliani, Antonio Pignedoli, Alderige Pioppi, Alberto Mario Pucci, Rubes Triva, Ilva Vaccari, Vinicio Vecchi e Arnaldo Marino Zanuccoli.

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Ultimo aggiornamento: 25-03-2026, 13:03