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Ci sono edifici che tutti riconoscono, ma di cui pochi conoscono la storia. Le “Piramidi” di via Morane, l’Hotel Raffaello, alcune architetture del Villaggio Giardino sono entrate nell’immaginario della Modena moderna. Dietro quelle linee, quei volumi, quelle scelte urbane c’è la visione di un’architetta che per lungo tempo rimane sullo sfondo. Grazie al lavoro di riordino e ricerca sul suo archivio, ora il suo nome torna al centro della scena: dal 7 marzo, alla biblioteca civica d’arte e architettura Luigi Poletti, a Palazzo dei Musei, la mostra “Ada Defez. Progetti, architetture, impegno civile” restituisce voce e spazio a una protagonista della trasformazione urbana del secondo Novecento.
Nata a Napoli nel 1931, segnata da bambina dalla discriminazione delle leggi razziali, Ada Defez arriva a Modena nel 1962 dopo aver vinto il concorso per la progettazione della sede femminile dell’Istituto Corni. La scuola alla fine non viene realizzata, ma lei resta. Si inserisce in una città che cambia rapidamente, attraversata da espansioni e nuovi quartieri, e si afferma in un ambito professionale allora quasi esclusivamente maschile. È insieme a Franca Stagi una delle prime donne a esercitare stabilmente la professione di architetta a Modena, mentre insegna disegno tecnico all’Istituto Corni e partecipa attivamente alla vita politica e associativa, aderendo al PCI all’Udi – Unione Donne Italiane.
La giornata inaugurale, sabato 7 marzo, si apre alle 16 con la presentazione del volume “Donne e progetto. Figure dell’architettura e del design nell’Italia contemporanea”, pubblicato da Quodlibet e promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Nel libro, Ada Defez è raccontata insieme ad altre progettiste, tra cui la modenese Franca Stagi, in un percorso che restituisce visibilità a figure femminili spesso rimaste ai margini della narrazione ufficiale. Alle 17.30, nella stessa sala, il taglio del nastro della mostra.
Per la prima volta vengono esposti al pubblico i materiali dell’archivio di Ada Defez, donato nel 2007 dai figli alla biblioteca Poletti, che ne ha curato l’inventario. Un centinaio tra disegni, tavole, documenti e fotografie accompagnano il visitatore dagli anni della formazione universitaria, trascorsi accanto a maestri come Luigi Cosenza e Ludovico Quaroni, alle prime esperienze professionali nell’area napoletana con il marito Vittorio Caruso, fino ai progetti della piena maturità modenese. Ne emerge il profilo di una progettista capace di lavorare su più scale, dall’urbanistica al restauro, dal disegno d’interni alle nuove realizzazioni, con una costante attenzione al rapporto tra architettura e città.
L’esposizione si inserisce nel più ampio lavoro di conoscenza e valorizzazione dei fondi di architettura moderna conservati dalla biblioteca Poletti, che custodisce anche gli archivi di Roberto Corradi, Tiziano Lugli, Saverio Muratori, Franca Stagi e Vinicio Vecchi. È un pezzo di memoria collettiva che si ricompone attraverso i documenti, i progetti, le visioni.
La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Modena e dalla biblioteca Poletti, è curata da Andrea Costa, Francesco Fantoni e Silvia Sitton. Rimane aperta a ingresso libero fino al 6 giugno 2026, con i seguenti orari: lunedì dalle 14.30 alle 19, da martedì a venerdì dalle 8.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 19, sabato dalle 8.30 alle 13. Nel corso dei mesi sono in programma ulteriori appuntamenti di approfondimento, tra cui un incontro sabato 28 marzo alle 16, visite guidate in occasione della Notte Europea dei Musei sabato 16 maggio e una visita speciale per la Notte degli Archivi venerdì 5 giugno.
Il catalogo è disponibile in biblioteca al prezzo di 5 euro, mentre la versione digitale è pubblicata dalla casa editrice del Comune di Modena Il Dondolo e scaricabile gratuitamente online dal sito www.ildondolo.it. Per informazioni e prenotazioni delle visite guidate è possibile contattare la biblioteca Poletti: 059 2033372, biblioteca.poletti@comune.modena.it.
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Ultimo aggiornamento: 04-03-2026, 12:03