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Un fine settimana ricco di suggestioni e incontri attende il pubblico al Museo Civico di Modena. Tra sabato 14 e domenica 15 marzo il Palazzo dei Musei ospiterà infatti un dialogo dedicato a una delle più affascinanti pittrici del Seicento, una visita guidata alla mostra sulle culture amazzoniche e un pomeriggio animato dai ritmi e dai movimenti della capoeira.
Il programma si apre sabato 14 marzo alle 17 nella sala conferenze del Palazzo dei Musei con l’incontro “Intorno alla Nota di pitture fatte da me. Il diario figurato di Elisabetta Sirani”. Prosegue così il ciclo di appuntamenti di “Consonanze tra arte, musica, moda e nuove narrazioni”, collegato al progetto “Consonanze. Nuovi incontri nelle sale Campori e Sernicoli”, che propone approfondimenti dedicati alla figura di Elisabetta Sirani, artista del Seicento capace di conquistare fama europea in un’epoca in cui il ruolo delle donne nella pittura era ancora fortemente limitato.
Protagonisti dell’incontro saranno lo storico dell’arte e pittore Massimo Pulini, autore del volume “Il diario di Elisabetta Sirani”, e lo studioso Giulio Zavatta, docente di Museologia e critica artistica all’Università Ca’ Foscari Venezia. Il dialogo ripercorrerà la biografia della pittrice bolognese e presenterà anche numerose opere emerse grazie a anni di ricerche, che contribuiscono ad arricchire la conoscenza di una delle personalità più affascinanti del barocco italiano.
Al centro dell’incontro ci sarà soprattutto il prezioso documento che dà il titolo all’appuntamento: la “Nota delle pitture fatte da me”, il diario che Sirani iniziò a compilare nel gennaio del 1655 quando aveva appena diciotto anni. Per circa un decennio l’artista registrò con precisione le proprie opere e le committenze ricevute. Non si tratta soltanto di un elenco di lavori: il diario rappresenta anche una dichiarazione di autonomia e di identità artistica, nata in parte per rispondere alle voci che attribuivano al padre, il pittore Giovanni Andrea Sirani, la paternità delle sue raffinate creazioni.
Allieva della grande tradizione bolognese legata a Guido Reni, Elisabetta Sirani riuscì in pochi anni a sviluppare uno stile personale e a ottenere un successo sorprendente, fondando a Bologna una delle prime scuole di pittura frequentate esclusivamente da donne. La sua carriera si interruppe però bruscamente nel 1665, con la morte improvvisa a soli ventisette anni, episodio che diede origine anche a un clamoroso processo per presunto avvelenamento.
La giornata di domenica 15 marzo prende avvio alle 15.30 con una visita guidata alla mostra “Voci, saperi, patrimoni. Dall’Amazzonia al Museo”, con la curatrice Francesca Piccinini. L’esposizione propone un percorso che invita a scoprire la ricchezza culturale delle popolazioni amazzoniche e il valore delle loro tradizioni, mettendo in dialogo oggetti, racconti e prospettive che testimoniano la vitalità di patrimoni culturali ancora oggi capaci di parlare al presente.
A seguire, dalle 16.30 alle 18.30, il Lapidario romano al piano terra del Palazzo dei Musei si trasforma in uno spazio di incontro tra culture con una 'roda de capoeira', il tradizionale cerchio all’interno del quale si svolge questa pratica che unisce arte, danza, musica e disciplina fisica. Nata in Brasile ma profondamente radicata nelle tradizioni africane portate nel Paese dagli schiavi, la capoeira è una forma di espressione collettiva che custodisce memoria storica, identità culturale e spirito comunitario.
Durante la roda, accompagnata dal suono degli strumenti tradizionali e dal canto, i partecipanti dialogano attraverso il movimento del corpo in una sorta di gioco rituale fatto di agilità, ascolto e improvvisazione. L’iniziativa è curata dall’associazione Arte Equilibra ed è condotta dal gruppo Capoeira Família Irmãos Unidos, guidato da Instrutor Canário, nome d’arte di Aaron Bolognesi, e da Monitor Guaxinim, alias Eduardo Nascimento Poletti. La presentazione è affidata a Simão Amista e Lisa Regina Nicoli.
Al termine della roda il pubblico può assistere anche a un momento dedicato alla 'samba de roda', danza tradizionale che condivide con la capoeira le stesse radici culturali e lo stesso spirito comunitario. Nata nei terreiros del candomblé e diffusasi poi negli spazi pubblici delle comunità, la samba de roda è una festa collettiva fatta di ritmo, canto e partecipazione.
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Ultimo aggiornamento: 13-03-2026, 11:03