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L’interrogazione incentrata sulla tutela del lavoro nel settore dello spettacolo e della produzione culturale, presentata da Elisa Rossi per Fratelli d’Italia, a cui ha risposto l’assessore alle Politiche Giovanili Andrea Bortolamasi, è stata trasformata in interpellanza, generando un dibattito aperto da Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha giudicato “marginale” la risposta sull’educativa di strada, sottolineando che “un conto è dire quanti ragazzi sono stati raggiunti, un conto è valutarne l’impatto”. Per il consigliere occorre capire se il servizio “funziona davvero o è solo un contatto informativo”, perché il rischio è investire risorse senza verificarne l’efficacia. Mazzi ha chiesto un coinvolgimento più incisivo dei giovani e una valutazione concreta dei risultati, ribadendo che “investire sul futuro delle nuove generazioni” richiede strumenti capaci di produrre effetti misurabili.

Martino Abrate (Avs) ha ritenuto chiara la cornice amministrativa dell’affidamento, ricordando i bandi e la possibilità di procedere con l’affido diretto. Pur comprendendo il principio di rotazione, ha difeso la continuità del servizio: “la conoscenza del territorio e la costruzione di un rapporto di fiducia sono fondamentali”. Abrate ha evidenziato l’importanza di ascolto, aggancio e accompagnamento nei luoghi sensibili, chiedendo però maggiori investimenti e più spazi di aggregazione accessibili: “dobbiamo rafforzare la rete di proposte per non lasciare indietro nessuno”.

Luca Barbari (Pd) ha posto l’accento sulla valutazione degli interventi, definendola “un tema trasversale che riguarda tutto il terzo settore”. Secondo il consigliere, il Comune potrebbe inserire nei bandi strumenti di autovalutazione e sistemi di misurazione dell’impatto sociale, così da capire “come sono state spese le risorse e quali benefici collettivi hanno prodotto”. Per Barbari, dotarsi di criteri chiari fin dall’avvio consentirebbe di verificare obiettivi raggiunti o meno e di orientare in modo più consapevole le scelte future.

In replica, Elisa Rossini ha sostenuto che “non è stata data risposta su come si valutano i risultati del servizio”. Ha chiesto quanti altri affidamenti siano stati assegnati alla cooperativa e con quali strumenti si misuri l’efficacia dell’educativa di strada. Per la consigliera, dal 2020 “non si è visto un miglioramento nei luoghi della movida”, anzi la situazione sarebbe peggiorata. Ha pertanto invitato a rivedere il bando e il criterio di rotazione, perché “andare avanti col pilota automatico non basta”.

L’assessore Bortolamasi, in replica, ha fornito ulteriori dati quantitativi. Nel 2025 l’educativa di strada ha realizzato 113 uscite, raggiungendo 976 giovani tra 14 e 19 anni. Il progetto “Buona la notte”, attivo dal 2006 e inserito nel coordinamento regionale per la prevenzione di alcol e droghe, ha intercettato 1.346 ragazzi nei luoghi della movida. Per Bortolamasi, ridurre i giovani a un problema di ordine pubblico è un errore in un Paese segnato da denatalità, povertà under 35, fuga all’estero e disagio psichico crescente. Occorre un nuovo patto educativo, più spazi e relazioni, non solo misure repressive. L’assessore ha citato lo psicologo Matteo Lancini: sanzioni, scuola ‘novecentesca’ e rifiuto del dialogo allontanano i ragazzi; la vera tragedia è non incontrarli lì dove sono, richiamando inoltre un’intervista su Repubblica a uno studente 22enne che si confida con l’IA e i dati Save the Children secondo cui molti adolescenti cercano supporto nell’intelligenza artificiale, con il rischio di una dipendenza anche affettiva. "Il quadro dentro il quale ci muoviamo - ha concluso l'assessore Bortolamasi - è complesso e presenta fenomeni mai verificatesi; serve quindi una risposta strutturata, una rete di servizi che parta dall'ascolto e dal confronto".

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Ultimo aggiornamento: 04-03-2026, 11:03