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L’interrogazione sulla situazione produttiva e occupazionale della Maserati a Modena, presentata da Luca Barbari (Pd) e illustrata da Stefano Manicardi (Pd), a cui ha risposto il sindaco Massimo Mezzetti, è stata trasformata in interpellanza, generando un esteso dibattito aperto per Fratelli d’Italia da Luca Negrini, ricordando l’importanza simbolica di Maserati per Modena, sottolineando con favore il ritorno sotto la Ghirlandina delle produzioni di GranTurismo e GranCabrio. Il consigliere ha ribadito la richiesta di un Consiglio comunale tematico, ricordando che in precedenza la mancata convocazione era dipesa dall’assenza della proprietà dell’azienda. Secondo il consigliere occorre continuare a monitorare la situazione e mantenere alta l’attenzione, prendendo atto che il ritorno di due linee produttive a Modena rappresenta comunque “un buon inizio”. Paolo Barani ha descritto la situazione di Maserati come una crisi complessa che riguarda non solo l’azienda ma l’intero settore automotive europeo, in un contesto segnato anche dalle politiche ambientali. Il consigliere ha criticato quella che definisce “l’ideologia green della sinistra europea”, sostenendo che alcune scelte stanno penalizzando il settore. “Abbiamo sparato sui nostri colombi”, ha affermato, osservando che oggi l’industria automobilistica europea si trova a dover recuperare competitività in uno scenario internazionale sempre più difficile.
Ferdinando Pulitanò ha posto al centro della discussione la condizione dei lavoratori Maserati, sottolineando la necessità che le istituzioni manifestino loro vicinanza. Secondo il consigliere la crisi è frutto di errori industriali, ma anche di scelte politiche legate alla transizione energetica, e ha rimarcato che alcune decisioni europee sul superamento dei motori tradizionali rischiano di essere “irrealistiche”, invitando a interrogarsi sul modello industriale di riferimento. Anche per Dario Franco la crisi Maserati nasce da dinamiche globali oltreché dal cambio di strategia industriale di Stellantis dopo la stagione guidata da Marchionne. Il consigliere ha ricordato che le vere vittime della crisi sono i lavoratori e le loro famiglie e “le istituzioni locali devono affrontare le conseguenze sociali di questa crisi”, sostenendo inoltre la necessità di nuovi piani industriali e di una maggiore partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa.
Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha osservato che la crisi Maserati si trascina da tempo e che alcune strategie industriali del marchio si sono rivelate inefficaci, contribuendo ad allontanare parte della clientela. Il consigliere ha messo in guardia da un passaggio troppo rapido all’elettrico nel segmento del lusso - “sarebbe avventato” - ed espresso sostegno alla proposta di un Consiglio comunale tematico dedicato al futuro dell’azienda.
Per Martino Abrate (Avs) quella di Maserati è una crisi che riguarda l’intera città, non solo l’azienda, sottolineando quindi l’impatto sociale di una situazione che coinvolge lavoratori qualificati e l’intero indotto. “Il lavoro è dignità e comunità”, ha affermato, richiamando l’articolo 4 della Costituzione. Infine, pur riconoscendo le difficoltà, il consigliere ha ribadito che la transizione ecologica resta inevitabile e dev’essere accompagnata da giustizia sociale e ambientale.
Anche Giovanni Silingardi (M5s) ha espresso solidarietà ai lavoratori Maserati e invitato a evitare letture semplicistiche della crisi, in particolare l’idea di attribuire ogni responsabilità alle politiche ambientali. Il consigliere ha spiegato che “dare la colpa agli ambientalisti è poco serio”, sottolineando che la riconversione industriale è una sfida indispensabile non solo per l’economia ma anche per la sostenibilità del pianeta.
Per il Pd, Alberto Bignardi ha richiamato l’attenzione sul rischio di deindustrializzazione e sulla necessità di mantenere forte il sistema produttivo della Motor Valley. Secondo il consigliere la crisi di Maserati deve essere letta anche alla luce delle trasformazioni tecnologiche in corso, che riguardano elettrico, idrogeno e guida autonoma. “Maserati è un simbolo e un patrimonio di lavoro qualificato”, ha sottolineato, invitando a pretendere investimenti e innovazione dalle imprese. Diego Lenzini ha ricordato il ruolo storico di Maserati nello sviluppo economico e sociale di Modena, sottolineando come il marchio abbia contribuito alla crescita del territorio e alla nascita di un sistema diffuso di competenze e artigianato. Il consigliere ha invitato a leggere la crisi nel contesto globale dell’automotive europeo, che coinvolge diversi marchi storici, osservando inoltre che la transizione ecologica rappresenta una sfida che l’industria deve affrontare, chiedendo all’Europa di definire un quadro industriale chiaro per accompagnare il cambiamento.
Fabio Poggi ha anzitutto sottolineato i limiti dell’azione delle amministrazioni locali rispetto alle scelte industriali di grandi gruppi come Stellantis, per cui “sarebbe illusorio” pensare che enti locali possano determinare strategie aziendali di questa portata. Il consigliere ha ricordato tuttavia l’importanza del ruolo delle istituzioni nel creare condizioni favorevoli allo sviluppo, citando anche gli investimenti su centri di ricerca. L’obiettivo, ha concluso, è accompagnare le imprese e sostenere il sistema produttivo del territorio. Nella sua replica, Stefano Manicardi ha ribadito la vicinanza dell’amministrazione comunale ai lavoratori Maserati, sottolineando come il marchio rappresenti un elemento identitario per il territorio modenese e mettendo a valore un modello economico costruito negli anni, basato sull’integrazione tra grandi imprese, artigianato e piccole aziende. Il consigliere ha inoltre evidenziato l’assenza di una chiara politica industriale europea e richiamato la responsabilità della proprietà nelle scelte di investimento, invitando le istituzioni a mantenere alta l’attenzione sulla vicenda.
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Ultimo aggiornamento: 05-03-2026, 19:03