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“La consegna del Grosso a Francesca Albanese è stato un omaggio simbolico e non un riconoscimento formale deliberato dagli organi comunali. Ritengo importante chiarire questo punto, perché la rappresentazione di una “onorificenza” o di una presa di posizione ufficiale del Comune a sostegno di ogni dichiarazione della relatrice speciale Onu non corrisponde ai fatti”. Così il sindaco Massimo Mezzetti ha riposto, durante la seduta di Consiglio di giovedì 5 marzo, al consigliere Ferdinando Pulitanò (FdI) che ha presentato un’interrogazione sulla “concessione del Grosso d’argento a Francesca Albanese”.

In particolare, criticando duramente il rapporto “From the Economy of Occupation to the Economy of Genocide”, le posizioni e le dichiarazioni della relatrice speciale Onu e sottolineando che “le dichiarazioni di Albanese hanno suscitato condanne senza precedenti”, Pulitanò chiedeva “come il sindaco e la sua giunta valutassero le frasi e le dichiarazioni di Francesca Albanese, e se, alla luce delle gravissime parole reputassero opportuno l’averle consegnato una così prestigiosa onorificenza cittadina”.

Rispondendo al consigliere, il sindaco ha innanzitutto ricostruito il contesto della presenza della relatrice speciale delle Nazioni Unite in città. Albanese era stata invitata a partecipare al DIG Festival, manifestazione indipendente dedicata al giornalismo investigativo che ogni anno ospita giornalisti e personalità di rilievo internazionale. L’invito, ha precisato Mezzetti, non proveniva quindi dal Comune di Modena, né alla relatrice è stata conferita alcuna onorificenza cittadina. Durante l’incontro istituzionale in Municipio, alla relatrice speciale Onu è stato infatti consegnato il “Grosso”, omaggio simbolico che viene abitualmente offerto in occasione di visite ufficiali o momenti di rappresentanza. “Si è trattato di un gesto di cortesia istituzionale – ha chiarito il sindaco – e non di un riconoscimento formale deliberato dagli organi comunali”. Per questo, ha aggiunto, “la rappresentazione di una onorificenza o di una presa di posizione ufficiale del Comune a sostegno di ogni dichiarazione della relatrice Onu non corrisponde ai fatti”.

Nel suo intervento Mezzetti ha anche ricordato che l’incontro è avvenuto nei giorni più drammatici del conflitto in Medio Oriente, ricordando le “decine di migliaia di vittime civili, le sofferenze e le distruzioni” che stavano colpendo sia la popolazione palestinese sia quella israeliana. Il sindaco ha quindi sottolineato che quanto accaduto a Gaza è stato definito da organizzazioni internazionali, studiosi e da parti della comunità giuridica come un genocidio e ha ricordato che la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per presunti crimini di guerra e contro l’umanità.

“Non è compito di un sindaco sostituirsi ai giudici – ha affermato – ma è dovere di chi ricopre una responsabilità pubblica affermare che la distruzione sistematica di infrastrutture civili, l’altissimo numero di vittime tra la popolazione, l’uso della fame e dell’assedio come strumenti di guerra e la compressione dei diritti fondamentali rappresentano violazioni gravissime del diritto internazionale umanitario”. Allo stesso tempo Mezzetti ha ribadito “la condanna netta e senza ambiguità del terrorismo di Hamas e degli attacchi contro civili israeliani”, ricordando la strage del 7 ottobre 2023 come “uno degli accadimenti più disumani e drammatici”. Il Comune di Modena, ha aggiunto, “condanna il terrorismo, condanna l’antisemitismo in ogni sua forma e respinge qualsiasi narrazione che possa legittimare l’odio verso il popolo ebraico”.

Riguardo all’incontro con Francesca Albanese, il sindaco ha spiegato che si è trattato di un momento di ospitalità istituzionale legato al suo ruolo internazionale e non di un’adesione automatica o acritica a tutte le sue dichiarazioni. Mezzetti ha riconosciuto che, in un dibattito pubblico molto polarizzato, Albanese ha talvolta utilizzato espressioni “discutibili o suscettibili di fraintendimento”, ricordando anche che in un caso recente a Reggio Emilia la stessa relatrice si è scusata.

“Difendere il valore universale dei diritti umani – ha concluso – non significa aderire supinamente a ogni affermazione di chi li richiama, ma mantenere una posizione autonoma, capace di distinguere tra il riconoscimento dell’impegno per la tutela dei civili e la condivisione di singole dichiarazioni che possono risultare controverse”. Il sindaco ha infine ribadito che il compito delle istituzioni locali è “tenere insieme la comunità, riaffermare i principi del diritto internazionale, della tutela dei civili e del rispetto universale dei diritti umani”, evitando che un conflitto così drammatico diventi terreno di polarizzazione interna.

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Ultimo aggiornamento: 07-03-2026, 11:03