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Piena fiducia nella magistratura, ferma condanna dei processi sommari mediatici e solidarietà al corpo medico coinvolto nell’inchiesta della Procura di Ravenna. È questo il cuore della mozione presentata da Pd, M5s, Avs, Spazio democratico, Pri-Azione e Modena civica, approvata dal Consiglio comunale nella seduta di lunedì 2 marzo con il voto a favore dei gruppi proponenti e quello contrario di Fratelli d'Italia, Lega Modena e Modena in ascolto. La mozione prendeva spunto dalla diffusione, il 13 febbraio scorso, della notizia di un’indagine che vede coinvolti almeno sei medici del reparto di Malattie infettive, accusati di presunte irregolarità nel rilascio di certificazioni di inidoneità al rimpatrio per cittadini extracomunitari destinati ai Cpr.

Illustrando il documento, Francesco Antonio Fidanza (Pd) ha evidenziato come l’attività investigativa – che ha comportato perquisizioni personali e informatiche – abbia riguardato professionisti impegnati quotidianamente nella tutela della salute pubblica. Alla diffusione della notizia è seguita una violenta ondata di reazioni sui social network, alimentata anche da dichiarazioni di esponenti politici nazionali che, a indagini appena avviate, hanno invocato provvedimenti estremi come licenziamenti, radiazioni dall’albo e arresti.

Nel testo approvato si richiama l’intervento del presidente della FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), Filippo Anelli, che ha ribadito come il medico deve operare nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazioni e in piena autonomia professionale. La Federazione ha inoltre sottolineato che utilizzare i medici come strumenti di controllo dell’ordine pubblico è contrario alla deontologia. Diagnosi e certificazioni sono atti di responsabilità professionale tutelati dalla legge e non possono essere oggetto di pressioni politiche o di rappresaglie mediatiche, tanto più in una fase in cui gli indagati non sono stati nemmeno rinviati a giudizio.

La mozione richiama esplicitamente i principi costituzionali: l’articolo 32, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo, e l’articolo 27, che sancisce la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Su queste basi, la mozione esprime piena fiducia nell’operato della magistratura affinché faccia chiarezza nel più breve tempo possibile, condanna i toni e i contenuti delle dichiarazioni politiche e degli “haters” sui social e manifesta preoccupazione per un clima di odio e delegittimazione che colpisce una categoria essenziale e largamente stimata dai cittadini.

Con l’approvazione dell’atto, il Consiglio impegna sindaco e giunta a trasmettere il documento al presidente della Regione Emilia-Romagna e alla FNOMCeO, come segno di vicinanza al personale sanitario fino a eventuale prova contraria. L’Amministrazione è inoltre chiamata a farsi portavoce, nelle sedi istituzionali competenti e presso il Governo, del valore dell’autonomia e dell’indipendenza dell’atto medico, che non può essere piegato a logiche di propaganda o di ordine pubblico, e a sollecitare una revisione della normativa e delle direttive ministeriali che attribuiscono ai medici delle Ausl la responsabilità di stabilire l’idoneità all’invio nei Cpr in assenza di linee guida sanitarie nazionali chiare e condivise.

Tra gli impegni assunti anche la promozione di un dibattito pubblico che riaffermi un principio cardine: la salute è un diritto universale e i medici devono poter esercitare la propria professione liberi da pressioni ideologiche o minacce di ritorsioni legate alla gestione dei flussi migratori. Il Consiglio esprime infine solidarietà agli Ordini dei medici dell’Emilia-Romagna nella difesa del Codice deontologico e invita a contrastare la deriva dei “tribunali social”, che sostituiscono la ricerca della verità con la gogna mediatica.

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Ultimo aggiornamento: 05-03-2026, 12:03