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Le due interrogazioni sul Patto Modena Sicura, presentate da Maria Grazia Modena (Modena per Modena), a cui ha risposto l’assessora a Sicurezza urbana integrata, Polizia locale e Coesione sociale Alessandra Camporota, sono state trasformate in interpellanze, generando un lungo dibattito.
Per Giovanni Bertoldi (Lega Modena) il Patto è stato in parte utilizzato in passato “come spot elettorale” e le misure previste “non hanno avuto un’incisività reale, come evidenzia anche l’aumento della criminalità”. Il consigliere ha osservato che di fronte a fenomeni criminali complessi esistono soluzioni fondate su analisi scientifiche, ma “occorre la volontà politica di applicarle”. Ha inoltre rilevato che molte azioni previste – come l’aumento delle telecamere o degli organici – “sarebbero state comunque realizzate anche senza il Patto”. Pur non escludendo l’importanza di un rinnovo, ha concluso che “servono meno parole, meno documenti e più concretezza” per affrontare realmente il tema della sicurezza.
Per Fratelli d’Italia, Luca Negrini ha definito il tema del Patto principalmente tecnico, ricordando che gli interventi previsti nascono da iniziative del Ministero e che molte di esse sono tuttora attive nella lotta alla criminalità. Ha sottolineato la necessità di procedere al rinnovo del Patto “con la consapevolezza, però, di un approccio più attivo”, migliorando gli aspetti rivelatisi critici, come quelli riguardanti il controllo di vicinato o la sicurezza delle scuole: “Il Patto va rinnovato – ha concluso – ma serve una verifica seria di quanto non ha funzionato, per reintrodurlo in modo efficace e accendere davvero i riflettori sul tema della sicurezza”. Elisa Rossini ha affermato che il Patto va rivisto e verificato, definendolo “un documento tecnico e istituzionale che deve offrire soluzioni concrete e applicabili”. La consigliera ha puntualizzato di aver effettuato un accesso agli atti alla fine della scorsa legislatura per verificare l’attività della cabina di regia del Patto, che prevedeva anche una relazione annuale dell’ex sindaco al Consiglio, “ma questa relazione non ci è mai pervenuta. Se l’Amministrazione si comporta in questo modo nell’attuazione delle norme, allora non ci siamo”, ha dichiarato. Ferdinando Pulitanò ha parlato di “contenitori vuoti in città ormai divenuti sacche di insicurezza”, sostenendo che le segnalazioni “sono rimaste inascoltate”. Per il consigliere il Patto è “uno strumento tecnico che dovrebbe dare risposte operative”, ma che ha risentito “di una declinazione politica sbagliata”. Ha quindi criticato il mancato confronto sul suo impatto concreto, osservando che “l’ex sindaco non ha mai relazionato sugli effetti del documento nella realtà quotidiana”, concludendo che “la sicurezza, purtroppo, viene ancora trattata con bieco calcolo politico: un’impostazione profondamente sbagliata”.
Per il Pd, Vincenza Carriero ha espresso “sorpresa” per chi definisce il Patto “un fallimento”, affermando, al contrario, che si è trattato di “un approccio lungimirante, capace di mettere intorno a un tavolo le Forze dell’ordine per un lavoro realmente coordinato”, e che consente alle diverse forze di tutela del territorio di condividere strumenti e pianificare gli interventi, dando vita a un modello di collaborazione rafforzata e integrata: “Il Patto è un esempio di come, con fatica e impegno, Modena stia cercando soluzioni concrete a un problema che è ormai di portata globale”. Diego Lenzini ha ricordato che il Patto è “un atto fortemente politico, così come politica è la volontà di costruirlo”, sottolineando che Modena è stata la prima città in Italia a siglare un accordo di questo tipo quasi trent’anni fa: “Dovremmo essere orgogliosi di questa pratica virtuosa di cui siamo stati capostipiti”. Pur riconoscendo la presenza di aspetti tecnici da affrontare, il capogruppo ha rimarcato che il Patto “funziona solo se tutti gli attori coinvolti hanno gli strumenti per attuarlo concretamente”. Ha quindi invitato a verificare che le azioni previste siano effettivamente sostenute da interventi reali, osservando che “non basta scrivere impegni: occorre mettere in campo condizioni perché diventino realtà e non restino promesse”. Per Stefano Manicardi il documento rappresenta un “atto a forte valenza politica”, evidenziando l’importanza di comprendere come siano cambiati nel tempo il contesto sociale ed economico della città, per aggiornare lo strumento e mantenerlo efficace. Ha quindi chiarito che “il Patto prevede come eventuale, e non obbligatoria, la relazione del sindaco al Consiglio comunale”, per poi sostenere che la maggioranza modenese “non ha mai fatto sconti al Governo, indipendentemente dal colore politico”. Infine, ha indicato come unica soluzione strutturale al problema della carenza di operatori la promozione della Questura di Modena a fascia superiore. Fabio Poggi ha osservato di aver trovato difficile interpretare la posizione di Fratelli d’Italia, leggendo nel tema del carattere tecnico del Patto “la preoccupazione che possa diventare un luogo di collaborazione concreta tra Governo e amministrazione comunale”. Poggi ha ricordato che nella scorsa consigliatura il Patto è stato discusso in più occasioni. Ha quindi auspicato che il prossimo rinnovo “non sia vissuto come una sfida tra parti, ma come un impegno comune del Consiglio per correggere ciò che non ha funzionato”.
Paolo Ballestrazzi (Pri – Azione – Sl) ha invitato a non limitarsi a rivendicare primati formali, osservando che “non possiamo dire di essere stati bravi solo perché siamo stati i primi”. Secondo Ballestrazzi, il tema della sicurezza è soprattutto politico e richiede una riflessione profonda su come trasformare la società: “Non servono solo valutazioni tecniche, ma scelte politiche che rafforzino il presidio del territorio”. Ha inoltre sottolineato una criticità del Patto Modena Città Sicura, ovvero “l’assenza della magistratura tra i firmatari”, rilevando che senza il suo coinvolgimento “continueremo a siglare patti, ma i risultati non saranno efficaci”.
Martino Abrate (Avs) ha definito il Patto uno strumento “al tempo stesso politico e tecnico”, sottolineando che la sua sottoscrizione “nasce dalla consapevolezza di un problema e dalla disponibilità a cercare insieme tutte le soluzioni possibili”. Ha ricordato i principali risultati raggiunti, come l’aumento delle videocamere di sorveglianza, il potenziamento della Polizia locale, la formazione congiunta con le altre Forze dell’ordine su temi come il disagio giovanile. Il capogruppo ha rimarcato che “il senso politico del Patto sta nel coinvolgimento della comunità”, apprezzando l’impegno dell’assessora a portare in Consiglio i dati sull’attuazione del documento, “segno di una volontà politica di trasparenza e di confronto reale sul tema della sicurezza”.
Giovanni Silingardi (Movimento 5 Stelle) ha sostenuto che il Patto rappresenta innanzitutto “una scelta politica”, perché “è la politica locale che decide di sottoscriverlo e di renderlo operativo, pur nella sua dimensione tecnica”. Il consigliere ha sottolineato la volontà della maggioranza di rafforzare lo strumento, rilevando che “l’unica vera criticità del passato è stata la mancanza della relazione dell’allora assessore alla sicurezza”, mentre oggi “abbiamo una mole di dati che testimonia quanto si stia facendo con le risorse disponibili”. Ha evidenziato i progressi registrati nelle aree più sensibili della città e ha indicato come prioritario “il tema dell’interconnessione delle sale operative”, considerato cruciale per un coordinamento efficace.
In replica, Maria Grazia Modena ha espresso soddisfazione per il tono costruttivo del dibattito, ringraziando l’assessora Camporota “per le risposte puntuali su temi come videosorveglianza, polizia di prossimità e sviluppo di comunità”. Ha tuttavia chiesto aggiornamenti “sullo stato di avanzamento dell’organizzazione delle sale operative delle forze dell’ordine”, rilevando che, nonostante gli sforzi compiuti, “la sicurezza a Modena non è ancora migliorata in modo percepibile”. Ha concluso auspicando che “il Ministero approvi al più presto il nuovo Patto, per dare continuità al lavoro avviato”.
Camporota, in chiusura, ringraziando il Consiglio per il dibattito costruttivo, ha ribadito che il Patto per Modena Sicura, per il quale Modena è stata città pilota, è volontario: “Sindaco e Prefetto decidono il rinnovo, e a Modena si è sempre deciso di confermarlo”. L’assessora ha ricordato che “molto è stato fatto in termini di collaborazione tra forze dell’ordine ed Ente locale, che si è rafforzata negli anni. Abbiamo inoltre cercato di potenziare l’efficacia della Polizia locale, tenendo conto delle esigenze emerse dalla comunità modenese”. L’assessora ha infine confermato l’impegno a riferire in Consiglio, se il Ministero approverà il nuovo Patto.
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Ultimo aggiornamento: 20-10-2025, 18:10