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“Che sia l’Italia una sola nazione, che sia indipendente.” Con queste parole, scritte a Mazzini nel 1848, Manfredo Fanti riassume l’essenza del suo impegno politico e militare: la visione di un’Italia unita e libera da ogni forma di dispotismo. A lui, figura centrale del Risorgimento e fondatore dell’Accademia Militare di Modena, il Museo Civico di Modena dedica l’incontro in programma sabato 15 novembre alle 17, in occasione del 160° anniversario della morte.
È Roberto Vaccari a ripercorrere l’avvincente parabola biografica di Manfredo Fanti (Carpi, 1806 – Firenze, 1865), patriota e soldato formatosi alla Scuola dei Cadetti matematici pionieri e artefice della nascita dell’Esercito Italiano. L’incontro, a cura di Mariano Brandoli e Roberto Vaccari per l’Istituto per la Storia del Risorgimento – Comitato di Modena, viene introdotto dal saluto del colonnello Angelo Di Domenico, direttore del Reparto Didattico dell’Accademia Militare, e si conclude con la visita alla mostra “Cadetti matematici pionieri. Menti pensanti tra disciplina e insurrezione”, guidata dal curatore Stefano Bulgarelli.
La vita di Fanti è segnata da un profondo amor di patria, che si manifesta già nel 1831, quando – a un anno dal conseguimento della laurea presso la Scuola dei Cadetti – partecipa all’insurrezione guidata da Ciro Menotti, coinvolgendo un gruppo di giovani pionieri suoi compagni di studi. Il fallimento di quella impresa lo costringe all’esilio in Spagna, dove affina la propria visione strategica e politica, maturando la convinzione che solo un esercito nazionale, disciplinato e moderno, possa dare concretezza all’idea di un’Italia unita e indipendente.
Rientrato in patria nel 1848, Fanti sceglie di sostenere la monarchia costituzionale sabauda, riconoscendo in essa la struttura militare più solida per realizzare il sogno dell’unità. Da generale del Regno di Sardegna guida le campagne che portano alla conquista delle Marche e dell’Umbria tra il 1859 e il 1860 e, nello stesso anno, fonda a Modena la Scuola militare di fanteria presso l’ex Palazzo Ducale — l’attuale Accademia Militare — concepita come luogo di formazione per “tecnici della guerra”, ufficiali colti e preparati, capaci di coniugare conoscenza scientifica e valore sul campo. La sua visione culmina nel 1861, quando, da Ministro della Guerra, istituisce formalmente l’Esercito Italiano.
La mostra “Cadetti matematici pionieri” restituisce al pubblico la memoria di una generazione di giovani modenesi che, tra disciplina e ribellione, tra fedeltà e ideali, seppero sfidare il potere ducale in nome della libertà. Tra documenti e testimonianze emerge con forza la figura di Fanti, la cui modernità di pensiero traspare anche dalle sue parole: “Io lavorerò con tutta fede per l'indipendenza, la libertà e l'unità; però non voglio essere conclusivo per una forma od altra di governo. Che sia l’Italia una sola nazione, che sia indipendente, e che non sia retta dispoticamente, questi sono gli unici voti che faccio”. Allestita nelle sale del Museo Civico, la mostra rimane aperta fino a domenica 16 novembre, offrendo ai visitatori un percorso ricco di suggestioni tra documenti, stampe e testimonianze storiche.
La giornata di domenica 16 si arricchisce inoltre di un appuntamento dedicato all’arte e al patrimonio tessile: alle 16, sempre al Museo Civico, si tiene “La Collezione Gandini e i suoi merletti. Suggestioni ed esperienze”, iniziativa organizzata in collaborazione con l’Università Salotto Magico. La direttrice del Museo, Francesca Piccinini, accompagna il pubblico alla scoperta della Sala Gandini, insieme alla ricamatrice Francesca Bencivenni, esperta di merletti. Dopo la visita, è prevista una dimostrazione pratica di lavorazione, con la possibilità per i partecipanti di cimentarsi in questa raffinata arte antica.
La Collezione Gandini, donata al Museo Civico dal conte Luigi Alberto Gandini tra il 1881 e il 1882, è una delle più importanti d’Italia: oltre duemilacinquecento frammenti di tessuti d’abbigliamento e d’arredo — velluti, broccati, damaschi, ricami, merletti ad ago e a fuselli — che raccontano secoli di storia dell’arte tessile italiana ed europea, dal Medioevo all’Ottocento.
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Ultimo aggiornamento: 13-11-2025, 11:11