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Le interrogazioni di Grazia Baracchi (Spazio democratico), Andrea Mazzi (Modena in ascolto) e Katia Parisi (Modena civica), aventi per oggetto il tema del complesso Parco Estense di via Nilde Iotti a Vaciglio, alle quali ha risposto la vicesindaca e assessora alle Politiche abitative e al Piano per la casa Francesca Maletti, sono state trasformate in interpellanze, dando vita a un corposo dibattito.

Per il Pd, Alberto Bignardi ha inquadrato il tema dell’edilizia residenziale sociale come una delle grandi questioni strutturali della città, invitando a evitare “risposte emotive e semplificate” a un problema complesso, sottolineando come l’Ers sia fondata su delicati equilibri tra interesse pubblico e responsabilità privata. Il Comune, ha precisato il consigliere, “non è costruttore, né proprietario, né gestore”, ma esercita poteri di vigilanza nei limiti di legge, vale a dire un controllo pubblico attivo, tramite un’articolata azione di mediazione. A sua volta Diego Lenzini ha definito “grave e inaccettabile” quanto accaduto, a partire dalle lettere inviate agli inquilini, assicurando che il Comune “sta facendo tutto il possibile per stare accanto alle persone coinvolte”. Riconoscendo la complessità della situazione e il ruolo di un soggetto privato nella gestione, il consigliere ha ribadito il sostegno del gruppo all’Amministrazione a mettere in campo tutte le azioni possibili, agendo sia come supporto che come pungolo, ribadendo infine come abbiano pari dignità coloro che vivono “in una casa Ers o Peep, o in una ad edilizia libera”.

Per Avs, Martino Abrate ha ricostruito il quadro degli strumenti messi in campo dal Comune sul tema dell’abitare, ricordando l’impegno nella tutela degli inquilini fragili attraverso il regolamento di solidarietà civica e il fondo affitto comunale per mille famiglie, ricordando inoltre che, allo stato attuale, “la proprietà non sembra intenzionata a sostituire gli inquilini esistenti”. Il consigliere ha tuttavia evidenziato le criticità strutturali del modello di social housing, tra costi elevati, qualità costruttiva e progressiva “privatizzazione del welfare abitativo”, esprimendo preoccupazione rispetto a soggetti lontani dal territorio che gestiscono grandi patrimoni con una missione orientata al profitto e concludendo con la convinzione che “creare comunità non è automatico”, ma richiede impegno condiviso tra istituzioni e inquilini.

Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha definito l’intervento del Villaggio Estense “una delle più grandi operazioni immobiliari degli ultimi anni”, giudicandone però deludenti i risultati, a partire dal consumo di suolo e dalle criticità costruttive emerse dopo poco tempo. Il consigliere ha criticato una gestione “lontana e poco chiara” e messo in dubbio l’effettività delle attività sociali dichiarate, chiedendo al Comune di svolgere un ruolo più incisivo, favorendo il dialogo diretto con gli inquilini, affrontando i problemi di sicurezza e agendo come facilitatore.

Per FdI, Elisa Rossini ha contestato l’impostazione secondo cui il Comune avrebbe un ruolo marginale nella vicenda, ricordando che l’amministrazione è firmataria della convenzione urbanistica e che gestisce direttamente parte degli alloggi tramite Agenzia Casa, condividendo quindi la condizione degli altri inquilini. Secondo la consigliera, il social housing non può ridursi a “un pacchetto di belle parole”, per poi lasciare soli i cittadini quando emergono problemi, per questo il Comune dovrebbe “lottare per ottenere ciò che gli inquilini chiedono”, assumendo una posizione più forte verso la proprietà.

Intervenendo sia nel dibattito che in replica, Andrea Mazzi ha definito “brutte e angoscianti” le lettere ricevute dalle famiglie e, pur riconoscendo qualche segnale positivo, ha espresso insoddisfazione per una risposta che “non chiarisce pienamente i nodi contrattuali”, a partire dalle disdette inviate dal gestore e non dalla proprietà, rimarcando l’assenza di un contatto diretto tra inquilini e proprietà come elemento di forte criticità, che rischia di generare allarme sociale. Il consigliere ha inoltre criticato anche la gestione della sicurezza e la mancanza di controllo sui costi, chiedendo un cambio di approccio verso gli inquilini.

Nella sua replica, Grazia Baracchi ha richiamato l’attenzione sulla fiducia con cui molte famiglie hanno aderito al progetto di social housing, scegliendo consapevolmente di entrare in graduatoria e di investire in un’idea di abitare condiviso, sottolineando come diversi inquilini “credano fortemente nel progetto e nella costruzione di una comunità”, soprattutto “giovani coppie” che vedono in queste esperienze una risposta concreta al problema casa, concludendo con la convinzione che “se vogliamo investire sul social housing per il futuro della città, dobbiamo far funzionare davvero questi modelli”.

A sua volta Katia Parisi ha replicato, sottolineando le aspettative tradite di molte famiglie che avevano scelto il Villaggio Estense per costi calmierati e stabilità abitativa, ritrovandosi invece davanti a “un aut-aut: accettare condizioni peggiorative o cambiare casa”, ribadendo inoltre che il Comune non può considerarsi un attore estraneo, ma deve vigilare sul rispetto delle condizioni pattuite perché, a suo avviso, la vicenda non è un semplice rapporto privatistico, ma coinvolge “la credibilità stessa delle politiche di social housing”.

In conclusione l’assessora Francesca Maletti ha ribadito che l’edilizia residenziale sociale rappresenta “un’opportunità per 237 famiglie”, sia in affitto che in proprietà, riconoscendo al tempo stesso le legittime preoccupazioni di chi oggi vi abita, ammettendo la presenza di problemi costruttivi in alcune palazzine e le difficoltà legate a soggetti gestori non radicati sul territorio. L’amministrazione, ha assicurato la vicesindaca, “non si chiama fuori” e continuerà a controllare e presidiare.

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Ultimo aggiornamento: 09-02-2026, 18:02