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L’interrogazione riguardante il cimitero di San Cataldo, presentata da Luca Negrini (Fratelli d’Italia), a cui ha risposto l’assessora a Sicurezza urbana integrata, Polizia locale e Coesione sociale Alessandra Camporota, è stata trasformata in interpellanza.
Nel dibattito, per il Pd, Luca Barbari ha osservato che la crescita della ricchezza negli ultimi anni si concentra solo su fasce di popolazione già ricche, motivo per cui il contrasto a povertà e disuguaglianze deve restare centrale. Ha citato l’impegno di organizzazioni nazionali che segnalano criticità sull’attuale assegno di inclusione, sottolineando la priorità di intervenire sulla povertà lavorativa. Per Barbari, servono politiche nazionali che i Comuni possano tradurre concretamente, coinvolgendo il terzo settore attraverso coprogettazioni e intercettando finanziamenti. Ha infine ricordato che “la residenza è la porta di accesso ai diritti” e che, senza garantire pienamente la residenza ai senza fissa dimora, il Comune rischia di non disporre di dati completi negli accertamenti sul territorio. Fabio Poggi ha sottolineato che è “indispensabile tenere distinte” la sicurezza del cimitero e, dall’altra parte, il tema dei senza fissa dimora: “Entrambi sono argomenti complessi”, ma “meritano approfondimenti in modo separato” per arrivare a soluzioni più efficaci. Sul fronte della sicurezza a San Cataldo, ha evidenziato che è importante “dare risposte nella normalità”, e non solo durante il periodo della commemorazione dei defunti. Quanto ai senza fissa dimora, Poggi ha detto che il tema richiede “un nuovo approccio”, perché “la realtà è molto variegata”: servono “intercettazione e analisi dei bisogni” prima ancora delle risposte, che devono essere “molto diversificate”.
Laura Ferrari (Avs) ha affermato che l’interrogazione “mette insieme i temi della sicurezza e dei senzatetto con un cinismo che fa male sentire”, sottolineando la necessità di distinguere i piani. Si è soffermata sul lavoro degli operatori delle unità di strada, che intervengono per rintracciare i senza dimora, svolgendo “un lavoro di monitoraggio e supporto” e garantendo la tracciabilità delle persone. Ferrari ha evidenziato che alcune persone sono “inavvicinabili”, ma molte altre “avrebbero dato qualsiasi cosa pur di non trovarsi in quella dimensione”, comprese persone che lavorano e che rientrano nel fenomeno della povertà lavorativa.
Andrea Mazzi (Modena in ascolto) è intervenuto per chiedere all’assessora una copia scritta dell’intervento.
Per Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia) “che ci sia un problema di sicurezza e controllo a San Cataldo è evidente”, ricordando le diverse segnalazioni dei comitati cittadini. Ha parlato di accessi e controlli “gestiti in modo superficiale” e ha richiamato anche il periodo Covid, quando “ci si nascondeva dentro il cimitero per spacciare”. I cancelli, ha aggiunto, “sono stati sempre un problema”. Ha espresso rammarico per aver dovuto sollevare più volte la questione con interrogazioni, osservando che “dopo quattro anni è opportuno che si trasformi in volontà politica affrontare il problema cimiteriale a Modena”.
In replica, Luca Negrini ha respinto l’accusa di cinismo, riconoscendo che la risposta dell’assessora è stata dettagliata, ma ha sottolineato come emerga una duplice componente: da un lato “il tema serio relativo alla sicurezza del cimitero San Cataldo”; dall’altro la questione dei senza dimora. Ha osservato che “una persona che sceglie un loculo per dormirci dentro è qualcosa di forte”, argomentando che se ciò accade è perché “non ci sono alternative”. Ha quindi richiamato il ruolo di Porta Aperta (“che fa da padrona nella gestione dei servizi”), ricordando che la sede è in strada Cimitero San Cataldo, “davanti all’ingresso”, e affermando che “viene difficile pensare che l’organizzazione non sapesse niente di quello che c’è stato: evidentemente qualcosa non funziona”. Infine, ha rilevato che il numero dei senza fissa dimora è aumentato “nonostante i diversi servizi attivati”, segno che “evidentemente qualcosa non sta funzionando”.
In conclusione l’assessora Camporota ha sottolineato che “quello delle fragilità è un mondo complesso, come sanno gli operatori che ci lavorano”, ricordando che tutti i servizi sono stati affidati tramite le procedure previste dalla normativa. Ha evidenziato anche come “molte persone fragili che non hanno dimora rifiutano di essere accolte” e che volontari e professionisti “a volte non riescono nemmeno a convincerli”. L'assessora ha concluso spiegando che si tratta di servizi che negli anni il Comune sta cercando di strutturare in modo più articolato, “cercando anche di innovare”, per rispondere a una realtà in continua evoluzione.
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Ultimo aggiornamento: 16-02-2026, 17:02