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Il voto della delibera che dà attuazione al protocollo tra Comune di Modena, Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna – Ambito territoriale di Modena, Istituti comprensivi cittadini e scuole paritarie, illustrata dall’assessora alle Politiche educative Federica Venturelli nella seduta di lunedì 23 febbraio, è stato anticipato da un lungo dibattito aperto da Martino Abrate (Avs). Il consigliere ha sottolineato come il documento presentato voglia dare voce agli studenti, “ragazze e ragazzi ancora nel pieno della loro formazione, non solo sul piano delle nozioni ma anche nella costruzione di una solida coscienza civica”. Diffondere più Consigli sul territorio, a suo parere, “è un valore, perché significa offrire a più giovani la possibilità concreta di partecipare, avanzare idee e proposte su temi centrali come ambiente, sostenibilità, volontariato, disagio giovanile e sicurezza”. Il consigliere ha sottolineato l’importanza della figura del docente facilitatore: “Il suo apporto sarà decisivo per garantire il buon funzionamento dei Consigli”.
Per il Pd, Gianluca Fanti ha ripercorso la storia della mozione presentata da Modena Civica, Pd, Spazio Democratico, Movimento Cinque Stelle, Pri-Azione e Avs e approvata lo scorso anno sul tema. In quella sede, ha sottolineato, era stato offerto all’Amministrazione un indirizzo chiaro, oggi pienamente sviluppato nel progetto presentato. Secondo Fanti, il nuovo assetto “migliora e rafforza le indicazioni del Consiglio”, mettendo al centro l’educazione alla cittadinanza, all’uguaglianza e alla partecipazione. Ha richiamato con forza il principio per cui “i minori hanno diritto a essere ascoltati” e ha ribadito che le istituzioni devono prendere sul serio le loro istanze. Particolare rilievo è stato dato al rapporto con i Consigli di quartiere: una collaborazione stabile, ha concluso, potrà generare “un ambiente formativo diffuso”. Vincenza Carriero ha parlato di un’attività che, insieme all’educazione civica nelle scuole, può aiutare i ragazzi a capire come funziona la macchina pubblica: “Solo conoscendo i meccanismi possiamo evitare che le nuove generazioni deleghino in bianco le decisioni”, ha affermato. Ricordando la figura storica della politica Bianca Bianchi, Carriero ha sottolineato il valore della cultura quale strumento di libertà e comprensione delle istituzioni: “È assurdo chiedere a un popolo di essere democratico prima di essere educato a esserlo”, ha ribadito, evidenziando la necessità di costruire libertà nelle coscienze. La delibera è stata quindi definita capace di promuovere cittadinanza attiva, prevenire il disagio giovanile e rafforzare il rispetto reciproco. Un’opportunità, ha concluso, anche per il Consiglio comunale “dei grandi”, chiamato a mettersi in ascolto delle giovani generazioni. Francesca Cavazzuti ha illustrato il progetto dei Consigli comunali diffusi rivolti agli alunni delle scuole medie, ricordando anche la struttura dell’insegnamento dell’educazione civica: “Da anni l’attenzione alla cittadinanza è considerata il primo passo verso una vera coscienza civica”, ha sottolineato, evidenziando come il Comune si distingua già per esperienze di eccellenza quali gli itinerari scuola-città promossi dal centro educativo Memo. Secondo Cavazzuti, questa delibera rappresenta “una palestra di cittadinanza”, dove gli alunni possono sperimentare direttamente la democrazia, esprimere idee e confrontarsi su temi di interesse generale. “Diamo slancio alla loro creatività - ha concluso – Le idee dei ragazzi sanno sorprenderci”. Fabio Poggi ha sottolineato che “educare esclusivamente alle sole forme di delega e rappresentanza è riduttivo e fuorviante rispetto all’idea di partecipazione”. Ha posto al centro la dimensione educativa, spiegando che il cuore dell’esperienza deve essere “tirare fuori dai ragazzi ciò che riguarda il loro vissuto quotidiano”, coinvolgendo la scuola in un processo di responsabilizzazione e consapevolezza. Secondo il consigliere, il primo passo è aiutare classi e studenti a chiedersi “come vorresti migliorare la tua scuola?”, per poi allargare lo sguardo alla città che la circonda e accompagnarli “all’incontro con gli altri”. Stefano Manicardi ha sostenuto che la partecipazione è davvero concreta e utile quando è rivolta “al numero più ampio possibile di ragazzi”. Ha evidenziato che è giusto andare verso “scenari di partecipazione più ampia”, mettendo al centro i temi concreti dei territori e creando contesti da cui possano nascere nuove proposte e idee, anche da riportare in Consiglio comunale. Secondo il consigliere, è importante “creare più occasioni e implementare momenti di questo tipo”, perché la partecipazione può dimostrare la capacità della città di coinvolgere anche i più piccoli, spesso meno ascoltati.
Secondo Giovanni Silingardi (M5s) l’impostazione scelta consente un coinvolgimento molto più ampio rispetto a un semplice “modellino del Consiglio comunale”, permettendo ai ragazzi di avanzare proposte concrete su temi concreti, di interloquire con il Sindaco o suoi delegati e di dialogare con i Consigli comunali e di quartiere. “Valorizziamo ciò che già esiste”, ha sottolineato, evidenziando l’equilibrio tra Consiglio comunale, quartieri e decentramento e l’importanza del protocollo d’intesa come strumento operativo. Ha poi richiamato quella che ha definito “una grande sfida per tutta la politica”, soprattutto verso i giovani. “Spesso paragoniamo i peggiori giovani di oggi ai migliori di ieri e diciamo che sono problematici, ma non li ascoltiamo”, ha osservato. Questa delibera, invece, “ci impone di ascoltarli”, offrendo loro uno spazio reale di partecipazione.
Grazia Baracchi (Spazio democratico) ha sottolineato quanto sia importante “dare valore ai giovani” e offrire loro un’occasione concreta di crescita. Ha evidenziato che il percorso proposto permette di lavorare insieme, aiutando ragazze e ragazzi a comprendere i passaggi che stanno dietro ai processi decisionali, a prendersi cura di ciò che li circonda, a partire dalla scuola, e a rapportarsi in modo corretto con le istituzioni: “Questa delibera rappresenta uno stimolo importante a dotarsi di una grande opportunità educativa”, ha affermato. Infine, ha espresso l’auspicio che i passaggi delle proposte dai singoli Consigli a quello più ampio, fino al confronto con il Consiglio comunale e la Giunta di Modena, siano resi “il più possibile snelli ed efficaci”, così da valorizzare davvero la partecipazione dei giovani.
Maria Grazia Modena (Modena per Modena) ha richiamato l’attenzione sul tema della partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa, definendolo “importante e delicato, ma ancora incompiuto nella pratica”. Ha osservato che in questi anni “poco si è fatto per implementare davvero la partecipazione a tutti i livelli” e ha espresso il timore che anche questa possa rivelarsi un’occasione mancata, con l’aggravante di coinvolgere generazioni “forse troppo giovani per un tema così complesso”. Pur riconoscendo che l’astensionismo rappresenta “un grande deficit democratico” e che sia giusto lavorare sui giovani, ha avvertito: “Non rendiamoli insoddisfatti inserendoli in un percorso che non produce risultati concreti”.
Per Fratelli d’Italia, Dario Franco ha ribadito che l’istituzione del Consiglio dei ragazzi e delle ragazze è “un’iniziativa lodevole e fondamentale”, motivo per cui il suo gruppo aveva sostenuto la mozione presentata un anno fa. Tuttavia, ha evidenziato una difformità tra l’impegno votato — istituire un unico Consiglio presso la sede comunale di Piazza Grande a Modena — e l’attuale delibera, che prevede quattordici Consigli diffusi. “Con riunioni due o tre volte l’anno rischiamo un impianto mastodontico”, ha affermato, ritenendo che il protocollo, così strutturato, sia “un’occasione persa”. Luca Negrini si è detto d’accordo sul coinvolgimento dei giovani, “necessario e doveroso”, ma ha precisato che la partecipazione deve essere “convinta, consapevole e orientata a un obiettivo chiaro”. Ha citato l’esempio dell’undicenne Pietro Corsano, eletto sindaco dei ragazzi a Lecce, come modello di partecipazione autentica, sottolineando come a suo parere anche a Modena bisognerebbe creare “un vero Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, capace di far vivere anche l’esperienza di una competizione elettorale. Si poteva volare più in alto”, ha concluso, auspicando che la delibera sia un punto di partenza e non di arrivo.
Katia Parisi (Modena Civica) ha espresso profonda soddisfazione politica e personale per l’approvazione del protocollo, sottolineando che “quando un’idea nasce in aula, viene discussa, messa alla prova e trova applicazione concreta, significa che la politica ha funzionato, e a vincere non è un gruppo, ma la città”. Parisi ha sottolineato il valore educativo della partecipazione, definendo la proposta non un gesto simbolico, ma “un percorso culturale e istituzionale, un metodo per spiegare ai ragazzi come vengono prese le decisioni e far comprendere che la gestione del territorio riguarda la qualità della loro vita quotidiana”. Parisi ha concluso parlando di una politica fatta con cuore e testa, proiettata verso il futuro della città.
Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha espresso pieno sostegno all’idea di avvicinare i ragazzi alle istituzioni, alla politica e alla democrazia, sottolineando l’importanza di promuovere un “dialogo rispettoso tra posizioni diverse”. Secondo Bertoldi, far partecipare i giovani al governo della città permette di costruire senso critico e di comunità, “la base di ogni forma di democrazia”. Ha riconosciuto che il progetto rappresenta un punto di partenza, “utile per mettere a terra iniziative concrete e migliorarle in corso d’opera”. Pur apprezzando l’iniziativa, ha sollevato dubbi sulla figura del docente facilitatore, suggerendo che “i ragazzi dovrebbero essere lasciati il più possibile in autonomia dopo l’avvio del percorso”.
Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha riconosciuto il valore dell’iniziativa, finalizzata a dare strumenti concreti di democrazia e a valorizzare il punto di vista dei ragazzi. Tuttavia, ha espresso perplessità sulla differenza rispetto al testo originario della mozione, che prevedeva un unico Consiglio dei ragazzi e delle ragazze. Secondo Mazzi, l’istituzione di 14 Consigli distinti “crea complessità e riduce il dialogo con il Consiglio comunale”, limitando le relazioni e la dialettica tra ragazzi e adulti. Ha criticato anche la definizione dei temi di discussione, sottolineando che “i ragazzi devono poter parlare di qualunque tema, senza limiti imposti”, per favorire una partecipazione autentica e completa.
Annunciando il proprio voto a favore, Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia) ha affermato che “questa proposta genera entusiasmo”, sostenendo l’importanza di avvicinare i ragazzi alle istituzioni fin da questa età. Ha raccontato di aver parlato con alcuni studenti e di aver trovato “proposte sconvolgenti per la maturità che esprimono”, evidenziando come il progetto possa valorizzare questa capacità di riflessione. Ha aggiunto che è positivo che l’iniziativa sia capillare, così da “generare massa critica”, concludendo che “il mio voto sarà positivo”.
L’assessora Federica Venturelli ha affermato che con il voto della delibera “stiamo dando un messaggio chiaro ai ragazzi: la loro opinione conta e noi non dobbiamo deluderli”. Ha evidenziato che si stanno creando “spazi decisionali per loro, in un Paese che ne ha pochi”, definendo questo un messaggio forte alle nuove generazioni. “Abbiamo bisogno di più giovani in tutti i luoghi decisionali”, ha detto, ricordando che la migliore delibera è “quella concreta, che si può realizzare nel minor tempo possibile.
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Ultimo aggiornamento: 23-02-2026, 19:02