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L’approvazione della mozione sull’istituzione di un “menù sano e sostenibile”, presentata da Avs, M5s, Pd, Spazio democratico e Pri-Azione Sl, è stata preceduta da un dibattito aperto da Fratelli d’Italia, con Paolo Barani che ha giudicato la mozione “superflua”, sostenendo che le mense seguono già linee guida nazionali validate dall’Ausl e basate sulla dieta mediterranea, che garantisce equilibrio nutrizionale. Ha inoltre ridimensionato il legame tra menù scolastici ed emissioni globali, affermando che “pensare di incidere sugli equilibri climatici con un menù obbligatorio a Modena fa sorridere”. Sul piano politico, ha criticato l’idea che la mensa diventi “uno strumento di indirizzo culturale”, sostenendo che il Comune deve piuttosto garantire pluralità e libertà di scelta. Secondo Barani, iniziative simboliche di questo tipo rischiano di produrre solo sprechi e di colpire ingiustamente un settore centrale dell’economia locale come quello agroalimentare. Dario Franco ha richiamato il peso del settore agroalimentare nell’economia regionale, sostenendo che iniziative di questo tipo rischiano di trasmettere un messaggio negativo verso un comparto centrale per il territorio. Ha ricordato anche il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale, sottolineandone il valore identitario. Il consigliere ha quindi ribadito che il punto centrale resta la libertà di scelta. “Non si può imporre un modello alimentare”, ha affermato, osservando che la tradizione gastronomica italiana si basa su un equilibrio tra diversi nutrienti e rappresenta “un pezzo della nostra storia che non va messo in discussione”. Per Luca Negrini la mozione rischia di sostituirsi al ruolo educativo delle famiglie. A suo avviso, nelle scuole modenesi esistono già menù equilibrati e controllati, definiti insieme a professionisti della nutrizione, e quindi la proposta non aggiungerebbe elementi sostanziali. Per il capogruppo, il punto politico riguarda proprio l’idea di “fare formazione alle famiglie” attraverso le scelte alimentari della mensa, affermando che l’educazione alimentare spetta innanzitutto ai genitori e che le istituzioni dovrebbero piuttosto limitarsi a informare e sensibilizzare. Negrini ha quindi proposto un approccio diverso, basato su campagne informative rivolte ai cittadini.
Per Giovanni Bertoldi (Lega Modena) la mozione rischia di introdurre una forma di condizionamento nelle scelte alimentari. Secondo il consigliere, non bisognerebbe imporre comportamenti privati “ma garantire libertà e pluralità di scelta ai cittadini”. Bertoldi ha distinto tra educazione alimentare e imposizione di un modello nutrizionale, affermando che le mense scolastiche sono già equilibrate e definite da linee guida validate da professionisti: “Un conto è formare, un conto è imporre quello che dobbiamo mangiare”. Ha inoltre avvertito che interventi troppo prescrittivi rischiano di trasformare scelte personali in norme collettive, sottolineando che ogni bambino ha esigenze e abitudini diverse. Per questo, ha concluso, le politiche pubbliche dovrebbero puntare ad ampliare le opportunità e non a introdurre obblighi nelle scelte alimentari.
Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha riconosciuto alcuni elementi di interesse nella mozione, in particolare il richiamo all’impatto ambientale del consumo di carne e ai possibili benefici di una riduzione. Allo stesso tempo ha espresso alcune perplessità, sottolineando che il consumo di proteine animali resta importante soprattutto nelle fasi di crescita. Il consigliere ha invitato inoltre a non trasmettere messaggi negativi verso il settore degli allevamenti, definendolo una componente rilevante dell’economia locale che non deve essere colpevolizzata. Mazzi ha infine richiamato due criticità: il rischio di scarso gradimento dei menù vegetali tra i bambini, con possibili effetti di spreco, e l’ambiguità del testo che parla di menù “solo vegetali”. A suo avviso sarebbe più corretto parlare di “menù senza carne”, proposta che potrebbe rendere la mozione più condivisibile.
Per il Pd, Lucia Connola ha sostenuto che la proposta unisce tutela dell’ambiente e salute pubblica sulla base di evidenze scientifiche. Per la consigliera, la proposta non introduce imposizioni ma “un percorso graduale di educazione alimentare”, attraverso l’introduzione di un menù vegetale settimanale che affianchi le altre opzioni. Ha inoltre sottolineato che le mense scolastiche rappresentano “un presidio di salute pubblica e uno strumento educativo”. In questa prospettiva, la consigliera ha argomentato che promuovere un’alimentazione più consapevole significa anche valorizzare i principi della dieta mediterranea. Gianluca Fanti ha osservato che nei menù delle scuole modenesi esiste già una pluralità di opzioni e che la proposta punta piuttosto a rafforzare la consapevolezza nelle scelte alimentari. Secondo Fanti, l’obiettivo è promuovere “una maggiore educazione alimentare”, anche alla luce dei dati sull’aumento di sovrappeso e obesità. In questo senso, ha aggiunto, “favorire abitudini più sane non significa imporre modelli ideologici ma seguire indicazioni scientifiche condivise”. Alberto Bignardi ha osservato che l’introduzione di un menù vegetale settimanale non rappresenta un’imposizione né un attacco alla tradizione gastronomica locale. Per il consigliere, la scuola ha anche il compito di proporre ai bambini un’alimentazione varia e di educare a una maggiore consapevolezza alimentare, “senza forzature ma attraverso la conoscenza di nuovi sapori”. In questo senso, ha affermato, offrire alternative come zuppe o piatti a base di legumi può contribuire a sviluppare abitudini più equilibrate. Il consigliere ha quindi definito eccessiva la rappresentazione della proposta come una minaccia per la cucina del territorio. Giulia Ugolini ha sottolineato che nelle scuole modenesi esistono già menù equilibrati, ma che il vero nodo riguarda ciò che avviene fuori dall’ambiente scolastico, dove spesso mancano informazioni e corretti stili alimentari. Secondo Ugolini, numerose evidenze scientifiche indicano la necessità di ridurre il consumo di carne e aumentare quello di alimenti vegetali per migliorare la salute e ridurre l’impatto ambientale. La consigliera ha quindi sottolineato il ruolo delle mense come strumento educativo e di prevenzione, ricordando i dati sull’aumento del sovrappeso tra i bambini.
Per Avs, Martino Abrate ha aggiunto che le scelte alimentari individuali e collettive possono incidere concretamente su ambiente e salute. Ha ricordato l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi e il loro contributo all’inquinamento della pianura padana, collegando il tema anche alle conseguenze sanitarie. Secondo il capogruppo, ridurre il consumo di carne può avere effetti positivi sia sul clima sia sulla salute, mentre la dieta mediterranea – ha osservato – è “un modello prevalentemente vegetale”. Per Abrate, “Le scuole e le mense sono luoghi fondamentali per costruire questa cultura”, ha concluso, invitando a promuovere una rete più ampia tra istituzioni, ristorazione e società civile. Per Laura Ferrari il compito della politica è proporre visioni fondate su basi scientifiche e proporzionate rispetto alla libertà individuale. La consigliera ha ricordato le evidenze scientifiche che collegano l’alto consumo di carne a maggiori rischi sanitari e agli impatti ambientali degli allevamenti intensivi. In questa prospettiva, ha affermato, introdurre un pasto vegetale settimanale può avere “un forte valore educativo”, aiutando bambini e ragazzi a sviluppare abitudini alimentari più consapevoli e responsabili.
Giovanni Silingardi (M5S) ha respinto le accuse di impostazione ideologica rivolte alla mozione, sostenendo che la proposta si basa su dati scientifici e su considerazioni legate alla salute e all’ambiente. Per il consigliere, l’obiettivo è semplicemente offrire “un’opportunità in più” per promuovere abitudini alimentari più sane, senza mettere in discussione l’equilibrio nutrizionale garantito dalle mense e dalle linee guida già esistenti. Il consigliere ha quindi ricordato che esperienze analoghe sono state adottate anche in altre città italiane. In questa prospettiva, ha concluso, introdurre un giorno alla settimana con un menù vegetale significa solo “mostrare che esiste una via più sana dell’alimentazione”, senza alcuna volontà di colpire il sistema produttivo locale.
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Ultimo aggiornamento: 12-03-2026, 14:03