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L’approvazione della mozione proposta da Pd, M5s, Avs, Spazio democratico, Pri-Azione e Modena civica, che esprime fiducia nella magistratura, ferma condanna dei processi sommari mediatici e solidarietà al corpo medico coinvolto nell’inchiesta della Procura di Ravenna, è stata preceduta da un dibattito aperto da Martino Abrate (Avs), il quale ha mosso critiche al sistema dei Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri), definendoli strutture di detenzione amministrativa spesso segnate da condizioni degradanti e prive di adeguate tutele, richiamando anche i rilievi della Corte costituzionale, e difendendo il ruolo dei medici chiamati a certificare l’idoneità sanitaria dei migranti. “Quando la cura diventa un reato, è la democrazia stessa ad essere in pericolo”, ha affermato il consigliere, rimarcando quello che considera un attacco all’autonomia e alla deontologia della professione medica.
Dal canto suo, Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha richiamato il quadro normativo e deontologico che regola le certificazioni mediche, sottolineando come eventuali falsi certificati possano configurare reati gravi. “La libertà del medico non è assoluta e se emergono numeri anomali è giusto che la magistratura indaghi”, ha detto il consigliere, ribadendo la necessità di accertare eventuali responsabilità anche a tutela della sicurezza dei cittadini e rintracciando alcune anomalie nei dati delle inidoneità ai Cpr registrate in Romagna.
A sua volta, Francesco Antonio Fidanza (Pd) ha spiegato che la mozione nasce per difendere l’autonomia dell’atto medico e non per intervenire sul tema dei flussi migratori. Secondo il consigliere, l’inchiesta di Ravenna rischia di trasformare la valutazione clinica in uno strumento di ordine pubblico, perché “al medico compete la tutela della salute, alle forze dell’ordine la sicurezza pubblica”, e occorre mettersi in guardia dal rischio di una “medicina difensiva”, e contrastare l’odio e le campagne denigratorie sui social contro il personale sanitario.
Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha sottolineato la necessità di coniugare tutela dei diritti e capacità dello Stato di rendere effettivi i provvedimenti di espulsione. Pur condividendo in parte il contenuto della mozione, ha espresso perplessità sull’impostazione del documento: “Mi sembra una mozione con un’impostazione già tendenzialmente assolutoria nei confronti dei medici, mentre è in corso un’indagine”, ha osservato, invitando a lasciare che sia la magistratura a fare piena chiarezza.
Diego Lenzini (Pd) ha ribadito che l’obiettivo della mozione è esprimere vicinanza ai medici e segnalare una criticità normativa che scarica su di loro decisioni improprie. Secondo il consigliere, non dovrebbe spettare ai sanitari determinare indirettamente l’ingresso o meno nei Cpr. “La solidarietà è per tutti quei medici accusati senza che vi sia ancora alcun accertamento”, ha affermato il capogruppo Pd, aggiungendo che chi commette reati deve essere rimpatriato, senza tuttavia mettere in discussione il rispetto delle garanzie e delle procedure.
Infine anche Elisa Rossini (FdI) ha preso la parola per annunciare il voto contrario del proprio gruppo.
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Ultimo aggiornamento: 05-03-2026, 12:03