Acciaierie ferriere

Via C. Goldoni 6, via P. Ferrari - 1927 (prima realizzazione di capannoni), 1933, 1935-36, 1939 (nuovi stabilimenti e ampliamenti), 1964 (nuovi capannoni) - Alceste Giacomazzi, Elio Bonvicini, Alberto Ronzoni e Mario Silvestri (progetto di riqualificazione 2011)

12Figura1

Figura 1 - Prospetto e sezioni del progetto di ampliamento del 1936-1939.

 

La Società Anonima Industrie Metallurgiche e Meccaniche Modenesi si costituisce per iniziativa di Adolfo Orsi, imprenditore locale attivo in diversi settori, rilevando nel 1924 l’officina-fonderia A. Roatti e C., insediata tra via C. Goldoni e la Ferrovia Adriatica, per l’attività di fusione di rottami di ferro e la produzione di laminati, profilati e ghisa. Nel 1927 la produzione si avvale di un nuovo impianto di laminazione, un forno e del raccordo ferroviario con la linea delle FF.SS. Un primo significativo ampliamento della fabbrica vede la costruzione di quattro capannoni, su progetto del direttore della società, l’ingegnere Alceste Giacomazzi. Nel 1931 viene installato un forno elettrico Martin Siemens, che amplia la produzione da lingotto (prefuso).
Con la nuova denominazione S.A. Acciaierie e Ferriere di Modena, nel 1932 vengono abbattuti vecchi magazzini e realizzato un ampliamento in continuità con la palazzina uffici sul fronte di via C. Goldoni. Seguono altri interventi, nel 1935 e nel 1936, fino all’ulteriore ampliamento del 1939, su progetto del geometra Elio Bonvicini, per una superficie coperta di 1600 mq Il progetto, poi modificato dal direttore Giacomazzi, prevede un unico capannone quadrato di 40 metri di lato, quattro campate coperte a due falde e tamponamento in mattoni a vista. Le case preesistenti su viale C. Menotti vengono abbattute. Nel secondo conflitto mondiale la società incontrò le gravi conseguenze dell’economia di guerra e i rilevanti danni dei bombardamenti del 1944. Nel Dopoguerra le Acciaierie, rapidamente ricostruite con l’impiego di strutture in acciaio, malgrado le dure condizioni di lavoro, non conobbero le tensioni sociali presenti in altre aziende del gruppo Orsi. La forte domanda di acciaio spingeva la direzione a rinnovare la fabbrica, con nuovi impianti di laminazione e forni elettrici più moderni. Il forno Martin Siemens venne sostituito con il forno elettrico Brow Boveri.

Figura 2 - Prospetto del fronte su via P. Ferrari, 1927.

 

Nel 1964 il gruppo Orsi lascia la proprietà delle Acciaierie, finanziariamente risanate dall’Istituto Mobiliare Italiano, che le gestisce fino al 1969 e, dall’anno successivo passano in proprietà all’Ente Autonomo di Gestione per le Aziende Minerarie Metallurgiche, poi al gruppo Spallanzani di Reggio Emilia, per chiudere definitivamente nel 1984 (fonte IBC). Nel 1999, dopo un periodo di abbandono, il complesso è stato inserito in un programma di riqualificazione urbana. Interamente demoliti nel 2001 i corpi della fabbrica, sull’area è sorto un complesso costituito da due torri, organizzate intorno a una piazza pubblica, con funzione commerciale, residenziale e terziaria.

Figura 3 - Vista di una parte dei fabbricati demoliti nel 2001.